Le aziende di tutto il mondo stanno abbracciando l'intelligenza artificiale per accelerare la produzione di codice, presentando questa scelta come una rivoluzione nella produttività. Tuttavia, un'inchiesta del New York Times svela un quadro ben diverso: dietro le quinte, i programmatori si trovano sommersi da quantità di codice impossibili da gestire, mentre i datori di lavoro faticano a trovare soluzioni efficaci per verificare il lavoro frettoloso dell'IA.

Un esempio emblematico arriva da una società di servizi finanziari che, dopo aver adottato Cursor, un popolare strumento di IA per la programmazione, ha visto decuplicare la propria produzione di codice. Secondo Joni Klippert, CEO della startup di sicurezza StackHawk, che collabora con l'azienda, il risultato è stato un backlog di un milione di righe di codice da revisionare. E il problema non può essere ignorato: codice scadente, sia esso generato dall'IA o scritto da umani, può compromettere il funzionamento dei software e creare vulnerabilità di sicurezza.

Amazon e Meta hanno recentemente subito interruzioni a causa di azioni non autorizzate da parte di strumenti di IA, e questi sono solo i casi noti. «La quantità di codice prodotta e l'aumento delle vulnerabilità sono ormai ingestibili», ha dichiarato Klippert al New York Times. L'accelerazione della produzione ha generato stress diffuso anche in altri reparti, come vendite e marketing.

Siamo di fronte a un punto di svolta nell'impatto dell'IA nei luoghi di lavoro. Molte aziende hanno utilizzato l'IA come giustificazione per ridurre il personale: nel 2023, secondo un report, l'IA è stata citata in oltre 54.000 annunci di licenziamenti. Quest'anno, nomi di spicco del tech come Block di Jack Dorsey e Atlassian hanno tagliato migliaia di posti di lavoro, promuovendo al contempo una transizione verso l'IA.

Tuttavia, mentre i posti di lavoro scompaiono, l'IA sta creando anche nuove esigenze: qualcuno deve testare il codice generato, ma i programmatori, oberati di lavoro, non hanno tempo per farlo. «Non ci sono abbastanza ingegneri della sicurezza applicativa al mondo per soddisfare le esigenze delle sole aziende americane», ha affermato Joe Sullivan, consulente di Costanoa Ventures.

Inoltre, l'IA sta rendendo il lavoro dei programmatori ancora più difficile. Gli ingegneri software hanno ammesso che produrre più codice mentre supervisionano costantemente gli strumenti di IA sta accelerando il burnout. Una ricerca in corso ha coniato il termine «brain fry» per descrivere questo fenomeno.

Le aziende stanno ancora cercando di capire come gestire il sovraccarico di codice. Michele Catasta, presidente e responsabile dell'IA della startup Replit, ha dichiarato:

«Il dono e la maledizione è che ora tutti all'interno dell'azienda diventano programmatori».

Sachin Kamdar, CEO della startup di agenti di IA Elvix, ha adottato una posizione rigida: tutto il codice deve essere revisionato da un umano, perché correggerlo in seguito sarebbe ancora più difficile.

Fonte: Futurism