Jeff Ross è uno dei più grandi maestri del roast, un genere comico che ha reso celebri leggende come Don Rickles e Dean Martin. Eppure, anche lui fatica a riconoscere la sua eredità in quello che Netflix sta facendo ai roast moderni. L'ultima fatica della piattaforma, "The Roast of Kevin Hart", è un esempio lampante di come l'eccesso possa uccidere la comicità.
Tre ore di durata, battute forzate, tagli imbarazzanti a Pete Davidson che finge di ridere e Chelsea Handler che aspetta solo che finisca. Non c'è traccia di quella spontaneità che ha reso grandi i roast del passato. Eppure, Netflix aveva iniziato con buone intenzioni: nel 2019, con la serie "Historical Roasts", aveva provato a rivisitare il formato con personaggi storici come Abramo Lincoln e Anna Frank. Il risultato? Bizzarro e poco divertente.
Ma è nel 2024 che Netflix ha puntato tutto sul roast, con "The Roast of Tom Brady", presentato come "il più grande roast di sempre" in omaggio allo status di GOAT del quarterback. Ospitato da Kevin Hart e con la partecipazione di Will Ferrell e Ben Affleck, lo show ha consacrato Nikki Glaser come nuova stella del comedy. Nonostante la scenografia faraonica al Kia Forum (18.000 posti, un incubo per qualsiasi comico), il roast ha funzionato perché c'erano veri professionisti al comando: Ross, Hart e Glaser sapevano come prendere in giro Brady, il cui disagio era la vera fonte di comicità.
Era il 1973 quando, in un altro roast leggendario, Jack Benny, Don Rickles e Jonathan Winters presero di mira Ronald Reagan, allora governatore della California. Un formato che funzionava perché c'era rispetto per la tradizione e per il pubblico. Mio padre conservava gelosamente una registrazione bootleg del roast di Rickles al Friars Club del 1967, con Jack E. Leonard come maestro di cerimonie e un cast di giganti della comicità. Era un accesso privilegiato a un mondo che sembrava irraggiungibile.
Oggi, Netflix sta snaturando questo genere. Non bastano più due ore di battute taglienti e ironia spontanea: servono tre ore di contenuti, anche quando non c'è nulla da ridere. E così, quello che un tempo era un rito esclusivo della comicità americana, rischia di diventare un prodotto usa e getta, fatto di durate insostenibili e battute forzate.