Dopo decenni di opposizione politica e vincoli ambientali, il New England si prepara a una svolta epocale nella fornitura di gas naturale. La regione, che importa grandi quantità di gas liquefatto tramite il terminale di Everett, nel Massachusetts, potrebbe presto ricevere gas prodotto localmente grazie a una serie di progetti infrastrutturali in fase di sviluppo.

Il cuore della questione risiede nella Pennsylvania’s Marcellus Shale, una delle più grandi riserve di gas naturale degli Stati Uniti, situata a poche centinaia di chilometri dai centri abitati del Nordest. Tuttavia, la mancanza di gasdotti adeguati ha costretto la regione a dipendere da forniture costose e spesso provenienti dall’estero, nonostante la disponibilità di gas a basso costo a poche miglia di distanza.

La situazione potrebbe presto cambiare. Williams Companies ha avviato lo scorso mese i lavori per l’espansione di un gasdotto nello stato di New York, mentre Enbridge, società canadese, ha annunciato piani per estendere la linea Algonquin Gas Transmission, secondo quanto riportato da E&E News e confermato da funzionari dell’amministrazione Trump.

Nonostante le precedenti resistenze dei governatori democratici, che avevano bloccato progetti infrastrutturali in nome della lotta al cambiamento climatico, ora sembra profilarsi un cambio di rotta. Secondo fonti anonime citate dai media, alcuni esponenti politici locali avrebbero già mostrato apertura verso questi nuovi progetti, riconoscendo la necessità di ridurre i costi energetici e la dipendenza dalle importazioni.

L’obiettivo è chiaro: colmare il divario tra la produzione locale e la domanda regionale, garantendo al contempo una transizione energetica più sostenibile. Tuttavia, il percorso non sarà privo di sfide. La costruzione di nuovi gasdotti richiede anni di iter autorizzativi e investimenti milionari, oltre a un delicato equilibrio tra esigenze economiche e obiettivi ambientali.

Nel frattempo, le esportazioni di petrolio dall’Alaska verso l’Asia stanno aumentando, offrendo un’alternativa alle forniture tradizionali che transitano attraverso lo stretto di Malacca, ancora in gran parte chiuso a causa delle tensioni geopolitiche. Una mossa che potrebbe ulteriormente ridisegnare gli equilibri energetici globali nei prossimi mesi.