Dopo anni di dibattito, gli esperti internazionali hanno annunciato il cambio di nome della sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) in sindrome ovarica metabolica endocrina (PMOS). Questa decisione, finalizzata a riflettere in modo più accurato gli effetti multisistemici della condizione, è stata ufficializzata durante il Congresso Europeo di Endocrinologia a Praga e pubblicata su The Lancet il 12 maggio.

La nuova denominazione, PMOS, sostituisce il termine obsoleto PCOS, che per lungo tempo ha generato confusione tra pazienti e medici. Secondo la dottoressa Sherry Ross, ginecologa ed esperta in salute femminile presso il Providence Saint John’s Health Center in California, «il termine PCOS è stato fuorviante, poiché non rispecchia la complessità di questa condizione sottodiagnosticata, che va ben oltre le ovaie».

La decisione di cambiare il nome è il risultato di oltre 14 anni di campagne portate avanti da 56 organizzazioni accademiche, cliniche e di pazienti. L’obiettivo era trovare una denominazione che includesse i termini ovarico, metabolico ed endocrino, per meglio descrivere gli effetti sistemici della malattia.

Il dottor Steven Vasilev, ginecologo oncologo specializzato in endometriosi e fondatore dell’Istituto Lotus Endometriosis, sottolinea: «Inserendo i termini “endocrino” e “metabolico” nel nome, PMOS comunica chiaramente che si tratta di una condizione che coinvolge tutto il corpo, non solo un problema ginecologico».

Un altro aspetto cruciale del cambio di nome è l’eliminazione del riferimento alle cisti ovariche, presente nel vecchio acronimo PCOS. «Non tutte le donne con PCOS presentano cisti ovariche all’ecografia», spiega la dottoressa Ross. «Avere ovaie normali non esclude la diagnosi di PMOS, e questo ha contribuito a creare molta confusione».

Le conseguenze di una denominazione inaccurata come PCOS hanno portato a:

  • Ritardi nella diagnosi, poiché la condizione veniva spesso sottovalutata o confusa con problemi ginecologici isolati.
  • Frammentazione delle cure, con pazienti che non ricevevano un approccio multidisciplinare.
  • Stigma e disinformazione, che hanno ostacolato la presa di coscienza della malattia.
  • Mancate opportunità di intervento precoce su rischi metabolici e cardiovascolari.

Con il nuovo nome PMOS, gli esperti sperano di promuovere una maggiore consapevolezza e un approccio terapeutico più completo, che tenga conto delle molteplici manifestazioni della sindrome, tra cui resistenza insulinica, squilibri ormonali e rischi cardiometabolici.

«PMOS non è solo un cambio di nome, ma un passo fondamentale verso una migliore comprensione e gestione di una condizione che colpisce circa 1 donna su 8 nel mondo», afferma la dottoressa Ross.