Negli Stati Uniti meridionali esisteva un arcipelago di distretti congressuali a maggioranza nera, fondamentali per garantire una rappresentanza politica alle comunità afroamericane. Questi distretti sono stati creati grazie a calcoli elettorali, ordinanze federali e compromessi legislativi. Ora, i repubblicani stanno cercando di eliminarli quasi tutti nei prossimi mesi.

La sentenza della Corte Suprema dello scorso 6 giugno nella causa Louisiana v. Callais ha scatenato una frenesia legislativa: in oltre sette Stati, i repubblicani stanno ridisegnando le mappe elettorali per cancellare il maggior numero possibile di distretti a maggioranza nera. L’obiettivo è rafforzare le chances repubblicane alle elezioni di midterm di novembre e indebolire la democrazia multirazziale nel Sud.

La Louisiana fa da apripista. Un tribunale federale aveva annullato la mappa congressuale dello Stato dopo il censimento del 2020, imponendo la creazione di un secondo distretto a maggioranza minoritaria per rispettare il Voting Rights Act. Un gruppo di querelanti, definendosi «non afroamericani», ha poi fatto ricorso sostenendo che la nuova mappa costituiva una forma di gerrymandering razziale, violando il Fourteenth Amendment. La Corte Suprema, con una decisione a maggioranza di 6 a 3, ha dato ragione ai ricorrenti, svuotando di fatto il Voting Rights Act.

Come previsto, le conseguenze sono state immediate. «Da oggi, questi distretti esistono solo per concessione, e probabilmente non per molto», ha avvertito la giudice Elena Kagan nel suo dissenso. «Se altri Stati seguiranno l’esempio della Louisiana, i cittadini di minoranza perderanno l’opportunità di eleggere rappresentanti di loro scelta, e la rappresentanza politica delle minoranze subirà un crollo».

In Louisiana, le elezioni primarie congressuali erano già in corso: oltre 40.000 elettori avevano già votato per posta. Nonostante ciò, il governatore Jeff Landry ha emesso un decreto per bloccare le elezioni e consentire ai legislatori statali di ridisegnare la mappa, eliminando almeno un distretto a maggioranza nera.

Un gruppo di elettori ha presentato un ricorso per riavviare le elezioni, ma finora nessun tribunale è riuscito a bloccare il decreto. La Corte Suprema, dal canto suo, non sembra intenzionata a ritardare l’inevitabile: questa settimana, i giudici hanno deciso di emanare immediatamente il mandato per i tribunali inferiori, bypassando la consueta attesa di un mese. Una decisione che ha scatenato un nuovo dissenso da parte della giudice Ketanji Brown Jackson.

«Non contenta di aver deciso la legge, la Corte ora interviene per influenzarne l’applicazione», ha scritto Jackson, criticando la decisione di accelerare il processo. «La scelta di ignorare la nostra prassi abituale secondo la Rule 45.3 e di emanare immediatamente il giudizio equivale a un’approvazione della frettolosa sospensione delle elezioni in corso per approvare una nuova mappa».

Il giudice Samuel Alito, autore della sentenza Callais, ha risposto con una dichiarazione congiunta con i giudici Clarence Thomas e Neil Gorsuch, attaccando il dissenso di Jackson. Secondo Alito, la preferenza della collega per una «compliance acritica» delle decisioni della Corte rappresenterebbe un ostacolo alla corretta applicazione della legge.