La vicenda avrebbe dovuto smascherare l'ipocrisia del regime iraniano. Invece, ha distrutto la vita di una famiglia in fuga dalla teocrazia. Il 4 aprile, il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato la revoca delle green card di Hamideh Soleimani Afshar e della figlia Sarinasadat Hosseiny, accusate di diffondere propaganda per il regime terroristico iraniano e di vivere nel lusso a Los Angeles. Le due donne si trovavano già in custodia dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione e le dogane.

La notizia è stata amplificata dal New York Post, che ha pubblicato servizi e una copertina dedicata alla presunta nipote di Soleimani, includendo anche foto in bikini. Tuttavia, come dimostrano documenti ottenuti da Drop Site, le accuse erano infondate: Soleimani Afshar e Hosseiny non sono imparentate con il generale iraniano.

Secondo i documenti, il padre di Soleimani Afshar era figlio unico e i suoi genitori morirono prima della nascita del generale, in una zona diversa dell'Iran. Anzi, Soleimani Afshar era stata incarcerata in passato per aver protestato contro il governo iraniano. Lei e la figlia sono fuggite dal Paese dopo che Hosseiny aveva partecipato a una competizione di danza su un canale televisivo vietato.

La famiglia sta vivendo una situazione drammatica: Soleimani Afshar soffre di un raro disturbo del sangue e Hosseiny è detenuta in un centro ICE, come ha raccontato Shawna Ruhland, amica della famiglia e veterana dell'esercito statunitense, che ha avviato una raccolta fondi su GoFundMe per aiutarle. Il Dipartimento di Stato si è rifiutato di commentare, invocando la riservatezza delle informazioni classificate.

Le accuse potrebbero essere state originate da Laura Loomer, attivista conservatrice, che a marzo aveva postato sui social media di aver identificato «la nipote di Qasem Soleimani» a Los Angeles. Successivamente, ha rivendicato il merito di aver segnalato la donna al Dipartimento di Stato. Loomer ha condiviso screenshot di presunti contenuti propagandistici pubblicati da Soleimani Afshar su Instagram, tra cui una falsa notizia su soldati statunitensi catturati in Iran e un video sulla carriera di Soleimani. Tuttavia, come sottolineato da Drop Site, si trattava di contenuti satirici o fake news.

Interpellata da Drop Site, Loomer ha risposto: «Voglio che tutti gli immigrati islamici vengano deportati». L'attivista ha anche rivendicato il merito di aver contribuito a far detenere il giornalista britannico Sami Hamdi e di aver spinto Rubio a vietare ai bambini palestinesi di ricevere cure mediche negli ospedali americani.

La vicenda riflette una tendenza dell'amministrazione Trump a ignorare le richieste di asilo di iraniani in fuga dalla repressione, nonostante tali persecuzioni siano state utilizzate per giustificare la guerra contro l'Iran. Prima del conflitto, l'ICE aveva deportato diversi iraniani, tra cui cristiani convertiti e persone apertamente gay. Nel gennaio 2026, dopo una repressione che ha causato migliaia di morti tra i manifestanti, 14 persone sono state deportate direttamente in Iran con l'accusa di essere «terroristi, trafficanti di esseri umani o agenti stranieri».

Nonostante ciò, alcuni familiari di funzionari iraniani vivevano effettivamente negli Stati Uniti. Ad esempio, Fatemeh Ardeshir-Larijani, ex professoressa di medicina all'Università Emory, è figlia dell'ex segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani. Un altro caso è quello di Seyed Eissa Hashemi, figlio dell'ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.

Fonte: Reason