I Los Angeles Rams hanno sorpreso tutti nel Draft NFL, scegliendo il quarterback Ty Simpson come 13° assoluto. Una mossa che ha lasciato molti perplessi, soprattutto alla luce delle reazioni di Sean McVay, allenatore della squadra, durante la conferenza stampa post-selezione.

McVay, noto per il suo atteggiamento positivo e carismatico, è apparso invece meno entusiasta del solito. Le sue risposte sono state brevi e concise, contrariamente al suo stile abituale. Mentre il general manager Les Snead spiegava le motivazioni della scelta, McVay rimaneva in silenzio, con le mani in tasca, senza aggiungere commenti.

Quando gli è stato chiesto quali fossero le qualità di Simpson che lo hanno reso il candidato ideale, è stato Snead a rispondere: «Penso che, in sintesi, si tratti della capacità di gestire l’attacco sui passaggi. Ha mobilità, ed è questo il punto chiave. Ci sono molti altri fattori, ma questa è la valutazione principale».

McVay non ha aggiunto altro, né sulla valutazione generale né su quella specifica del giocatore. Successivamente, ha commentato l’arrivo di Simpson con queste parole: «Abbiamo sempre sottolineato l’importanza di Jimmy [Garoppolo]. Ora poter aggiungere un giocatore che ha dimostrato di saper ricoprire il ruolo, con una serie di competenze che si traducono in concetti, letture con i piedi, gioco in roll-out, play-action e movimento. Ryan Grubb, coordinatore offensivo dell’Alabama, ha fatto cose molto simili a come operiamo noi, rendendo più semplice la valutazione: cosa succederebbe se queste abilità si trasferissero al nostro livello?»

Nonostante queste parole, il tono di McVay non sembrava particolarmente convinto. Forse si tratta di una strategia per sottolineare che Simpson non è stato scelto per spodestare Stafford, come accaduto ai Packers con Jordan Love ai tempi di Aaron Rodgers. «Facciamo chiarezza: questa è la squadra di Matthew», ha dichiarato McVay.

Se non si tratta di una mossa tattica, la situazione appare ancora più strana. McVay è uno dei migliori allenatori di quarterback della lega e, in dieci anni ai Rams, ha accumulato abbastanza autorevolezza da poter influenzare scelte così decisive. La domanda sorge spontanea: perché la franchigia ha scelto Simpson se l’allenatore non era completamente convinto?

Alcuni ipotizzano che i Rams siano stanchi dell’incertezza annuale legata a Stafford. Tuttavia, con un contratto garantito fino al 2026, la squadra può permettersi di valutare attentamente le prossime mosse. Se Stafford dovesse ritirarsi, i Rams diventerebbero una meta ambita per free agent di alto livello.

La scelta di Simpson rimane un enigma, e solo il tempo dirà se si rivelerà una mossa azzeccata o un rischio calcolato.