La senatrice statunitense Cynthia Lummis ha lanciato un ultimatum al Congresso: entro maggio il Senato dovrà votare il Clarity Act, la legge che regolamenta il mercato delle criptovalute. In caso contrario, il provvedimento rischia di arenarsi definitivamente, complici i tempi stretti della legislatura e le prossime elezioni di metà mandato.
Lummis, intervenuta al Bitcoin Conference, ha ripercorso la sua storia con Bitcoin, ricordando l’iniziale diffidenza verso un asset decentralizzato che esiste solo su blockchain. «All’inizio mi sembrava denaro gratuito», ha dichiarato, sottolineando come Bitcoin elimini la necessità di affidarsi a intermediari per gestire il valore. La senatrice ha acquistato i suoi primi tre bitcoin a circa 300 dollari ciascuno, un’operazione che all’epoca le appariva come un concetto rivoluzionario.
Durante il suo discorso, Lummis ha evidenziato il ruolo di Bitcoin come rifugio in periodi di crisi economica e instabilità finanziaria. «In molti paesi in guerra, Bitcoin è diventato un porto sicuro contro politiche monetarie disastrose», ha affermato. Ha inoltre sottolineato come l’autocustodia dei fondi abbia permesso a molte donne di emanciparsi da situazioni di controllo finanziario, definendo Bitcoin come «denaro della libertà».
«Bitcoin porta con sé una cultura che avrebbe potuto ispirare la Dichiarazione d’Indipendenza americana. Questo è denaro che garantisce uguaglianza e libertà per tutti», ha dichiarato Lummis, chiudendo il suo intervento con una promessa: «Il Senato voterà il Clarity Act a maggio».
Il destino del Clarity Act: tra ostacoli e urgenza
Il Clarity Act, una legge che definisce un quadro normativo per le criptovalute, è stato approvato dalla Camera degli Stati Uniti oltre otto mesi fa. Tuttavia, il suo iter al Senato è bloccato da mesi a causa di dispute su temi come la regolamentazione degli stablecoin e le competenze delle agenzie finanziarie.
Un primo tentativo di votazione a gennaio è stato annullato all’ultimo momento, costringendo i legislatori a rivedere il testo. Da allora, gruppi industriali hanno sollecitato i leader del Senato a sbloccare la situazione, avvertendo che ogni ulteriore ritardo aumenta l’incertezza normativa e spinge le attività crypto all’estero.
Ad aprile, la dinamica è cambiata quando il senatore Thom Tillis ha chiesto al presidente della commissione bancaria, Tim Scott, di posticipare la votazione a maggio per convincere anche gli stakeholder tradizionali del settore bancario. Secondo fonti politiche e lobbisti crypto, la prima finestra realistica per un voto in commissione è ora fissata per la seconda settimana di maggio, dopo la pausa del Senato.
Se il voto non avverrà entro metà maggio, le possibilità che la legge venga approvata quest’anno si ridurranno drasticamente, a causa dei tempi stretti prima della pausa estiva e delle elezioni di metà mandato del 2026. Un eventuale avanzamento del provvedimento prevedrebbe:
- Una votazione in commissione bancaria all’inizio o nella seconda settimana di maggio;
- Un voto in Senato a maggio o giugno;
- Una possibile fase di riconciliazione prima della firma, prevista dagli osservatori per giugno.
I sostenitori del Clarity Act lo presentano come una legge fondamentale per dare chiarezza normativa a un settore in rapida crescita, evitando che gli Stati Uniti perdano competitività a favore di altri paesi più rapidi nel regolamentare le criptovalute.
«Il Clarity Act non è solo una legge sulle criptovalute, ma una legge sulla libertà finanziaria. Senza regole chiare, l’innovazione rischia di spostarsi altrove», ha dichiarato un rappresentante di un’associazione di settore.