Un paio di settimane fa, ho risposto a un lettore che chiedeva come rimanere attivo nell’impegno ambientale nonostante l’età avanzata e la frustrazione per l’ageismo. Dopo la pubblicazione dell’articolo, ho ricevuto numerose risposte entusiasmanti, tra cui quella di un trio di ambientalisti che sfidano i pregiudizi legati all’età e quella di un britannico in cerca di consigli su come coinvolgere i giovani nell’attivismo ambientale.

Ecco i temi emersi da queste testimonianze.

I tre ambientalisti: una forza collettiva contro ogni limite

Uno dei messaggi arrivava da un gruppo di tre amici, che si definiscono con ironia «vecchi rimbambiti», costretti a ridurre il proprio impegno nella conservazione a causa di problemi di salute. Nonostante ciò, si sostengono a vicenda e continuano a trovare nuove strade per portare avanti la loro missione.

«Abbiamo creato un gruppo che è fondamentale per noi», scrivono. «Ci aiutiamo a vicenda, organizziamo conferenze, scriviamo articoli, raccogliamo nuove osservazioni e stiamo digitalizzando decenni di dati, che oggi supportano nuove ricerche. Non abbiamo ancora avviato un programma formale di mentoring, ma grazie ai vostri consigli stiamo valutando questa possibilità».

L’importanza del gruppo: superare l’ageismo con la collaborazione

Questa testimonianza offre una prospettiva preziosa per gli ambientalisti di lunga data che, con l’avanzare dell’età, aprono le porte della loro esperienza e saggezza a chi verrà dopo di loro. La forza del gruppo, infatti, risiede nella capacità di affrontare insieme diverse sfide: l’ageismo, la reinvenzione personale in questa fase della vita e la condivisione di conoscenze accumulate in anni di impegno.

«Ogni azione di conservazione, ogni misura politica, ogni partnership costruita oggi deve essere guidata domani. Il passaggio di responsabilità è un ciclo continuo».

Kate Ireland, direttrice dell’engagement giovanile presso The Nature Conservancy

Il mentoring «formale» non è sempre necessario, ma esistono programmi strutturati, come quelli offerti da The Nature Conservancy Youth Engagement Program e National Geographic Society Externship Program, che facilitano il contatto tra esperti e giovani attivisti. Molte di queste iniziative possono essere portate avanti anche online, tramite piattaforme come Zoom, per raggiungere un pubblico internazionale.

Come avviare un programma di mentoring ambientale

Se i tre ambientalisti volessero lanciare un proprio programma di mentoring, potrebbero prendere spunto dalle best practice di queste organizzazioni e adattarle al proprio contesto locale. Come sottolinea Ireland: «Per affrontare le sfide ambientali più urgenti, abbiamo bisogno di leader pronti a mettere le proprie competenze al servizio della natura».

Con il mentoring online, ogni partecipante può organizzare il proprio percorso: scegliere gli orari, i temi di ricerca e le azioni da intraprendere. Durante eventi, conferenze o lezioni, è fondamentale dedicare del tempo alle pause o ai momenti di incontro per cercare i giovani presenti. Presentarsi, chiedere cosa li abbia portati lì e offrire il proprio supporto può fare la differenza.

Molti giovani si sentono persi, soli e privi di direzione. Spesso, infatti, sono arrabbiati con le generazioni precedenti per aver ereditato un pianeta in crisi. Eppure, proprio in questi momenti di sconforto, emerge la necessità di un dialogo costruttivo.

«Non è solo una questione di trasmettere conoscenze», conclude Ireland. «Si tratta di costruire una comunità in cui ciascuno si senta ascoltato e supportato. Solo così potremo affrontare insieme le sfide ambientali del futuro».