Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente rivolto dure critiche al comico Jimmy Kimmel, chiedendo che venisse "licenziato immediatamente" per una battuta considerata offensiva nei suoi confronti. Poche ore dopo, il Dipartimento di Giustizia ha accusato l’ex direttore dell’FBI James Comey di due gravi reati federali per aver pubblicato una foto di conchiglie disposte sulla sabbia a formare il numero "86 47", un messaggio di opposizione al presidente.

Queste due vicende, avvenute a distanza di un solo giorno, hanno evidenziato una tendenza preoccupante: Trump, più di qualsiasi altro presidente precedente, utilizza il potere della sua carica per colpire chi lo critica apertamente. Una condotta che contraddice apertamente il suo presunto sostegno alla libertà di parola.

Durante la trasmissione del 23 aprile, Kimmel aveva scherzato sulla moglie del presidente, Melania Trump, in un contesto satirico. "La nostra first lady, Melania, è qui. È così bella. Signora Trump, hai un aspetto radioso come una vedova in attesa", aveva dichiarato il comico. Nonostante la battuta possa essere giudicata volgare o di cattivo gusto, rientra pienamente nel diritto costituzionale alla libertà di espressione.

Trump, tuttavia, ha sostenuto che le parole di Kimmel costituissero un "appello spregevole alla violenza". Una tesi che appare del tutto infondata, soprattutto considerando che l’attentato all’evento del White House Correspondents’ Dinner, avvenuto due giorni dopo, non ha alcuna relazione con il contenuto della battuta. Nonostante ciò, la minaccia di Trump di far ritirare Kimmel dalla programmazione televisiva non può essere sottovalutata.

Già nel 2023, il presidente della Federal Communications Commission (FCC), Brendan Carr, aveva minacciato sanzioni e revoche delle licenze alle emittenti che non avessero punito Kimmel per commenti considerati offensivi nei confronti di un attivista conservatore. ABC e le sue affiliate hanno prontamente sospeso il programma del comico, assecondando la richiesta di Carr. Il giorno successivo alle dichiarazioni di Trump, la FCC ha avviato una revisione anticipata delle licenze di trasmissione di ABC, apparentemente per presunte violazioni legate a "discriminazioni illegali".

Nel caso di Comey, invece, il Dipartimento di Giustizia sta cercando di incarcerare l’ex direttore dell’FBI per aver ripetuto uno slogan presente su magliette e adesivi online, un messaggio che, secondo l’avvocato generale ad interim Todd Blanche, viene "postato costantemente" senza che nessuno sia mai stato perseguito. La tesi accusatoria si basa sull’interpretazione del numero "86" come un invito all’omicidio, una definizione che contrasta con l’uso comune del termine e con oltre 60 anni di giurisprudenza della Corte Suprema in materia di "minaccia reale" ai sensi del Primo Emendamento.

Le reazioni di Trump nei confronti di Kimmel e Comey non rappresentano episodi isolati. In passato, il presidente ha minacciato di espellere uno studente straniero per aver scritto un articolo critico e ha più volte cercato di limitare la libertà di stampa e di opinione. Queste azioni pongono seri interrogativi sulla sua effettiva adesione ai principi democratici fondamentali.

Fonte: Reason