Washington, D.C. — Circa dieci anni fa, mi trasferii in un appartamento nella capitale statunitense che sembrava un affare conveniente: in buone condizioni, posizione gradevole e un prezzo leggermente inferiore al mercato. Tuttavia, solo dopo aver trascorso la prima notte insonne, compresi il motivo di quella facilità: l’edificio si trovava a pochi isolati da una caserma dei vigili del fuoco. Le sirene dei mezzi di soccorso che passavano sotto la mia finestra ogni volta che intervenivano mi tennero sveglio per settimane. Ci vollero circa un mese, tra stanchezza e irritazione, per abituarmi al rumore.

Oggi, quando leggo uno dei post di Donald Trump su Truth Social durante il suo secondo mandato, mi torna in mente quella caserma. Le brevi considerazioni di 140 caratteri su Twitter, che nel tardo 2010 influenzavano il ciclo delle notizie, sono ormai un ricordo. Oggi i suoi lunghi sfoghi su Truth Social, una delle piattaforme social meno leggibili della storia di Internet, sono così frequenti e prolissi da risultare quasi ignorabili.

Tuttavia, il post di Trump per la Festa della Mamma sulla Corte Suprema merita un’attenzione particolare. Il presidente ha espresso in modo sorprendentemente esplicito la sua visione del ruolo dei giudici supremi, sottolineando come si aspetti una lealtà personale da parte di coloro che ha nominato.

In un lungo messaggio, Trump ha criticato due membri della Corte Suprema per il loro voto nel caso Trump v. Learning Resources, in cui la Corte ha stabilito, con una maggioranza di 6-3, che il presidente aveva superato i poteri previsti da una legge di emergenza della Guerra Fredda per imporre tariffe per centinaia di miliardi di dollari.

«Amo il giudice Neil Gorsuch! È un uomo davvero intelligente e buono, ma ha votato contro di me e contro il nostro Paese sulle tariffe, una decisione devastante», ha scritto Trump. «Come posso conciliare questo? È così negativo e dannoso per il nostro Paese. Allo stesso modo, ho sempre apprezzato e rispettato Amy Coney Barrett, ma anche lei ha fatto lo stesso. Sono stati nominati da me, eppure hanno danneggiato così gravemente il nostro Paese!».

Queste parole rappresentano un esempio lampante di come Trump ritenga che i giudici da lui nominati alla Corte Suprema debbano essere personalmente fedeli a lui. Tra i dissenzienti c’era anche il giudice Brett Kavanaugh, terzo nome proposto da Trump alla Corte. Dei sei giudici che hanno formato la maggioranza, quattro non sono stati nemmeno citati nel post. Trump non ha speso una parola neppure per il presidente della Corte Suprema John Roberts, che in realtà ha redatto l’opinione della maggioranza.

La sua parziale omissione non è certo un segno di rispetto verso l’istituzione. È evidente che Trump non nutra alcuna considerazione per i tre giudici liberal della Corte, ma la sua critica ai due magistrati da lui nominati solleva interrogativi fondamentali sul concetto di indipendenza della magistratura.

La visione di Trump, secondo cui i giudici supremi dovrebbero rispondere a lui piuttosto che alla Costituzione, rappresenta una minaccia senza precedenti per l’equilibrio dei poteri negli Stati Uniti. Le sue dichiarazioni non sono solo un attacco personale, ma mettono in discussione il principio stesso di imparzialità della giustizia.