Quattordici anni di fedeltà incondizionata al minivan. Poi, improvvisamente, tutto è cambiato. Mio figlio più piccolo, ora quattordicenne, ha iniziato a lamentarsi per lo spazio ridotto durante un viaggio in famiglia. E non era più lui il principale passeggero: uno dei nostri figli è già all’università, l’altro ci sta arrivando. Con una casa meno affollata, il minivan aveva perso la sua ragion d’essere.

Mia moglie e io sapevamo da tempo che quella fase sarebbe finita. Prima o poi avremmo dovuto dire addio al nostro affidabile Honda Odyssey, il veicolo che aveva accompagnato la nostra vita familiare tra scontrini dimenticati, scarpe da calcio puzzolenti e sedili macchiati di crema solare. Un mezzo che, come diceva il mio amico Steve Czaban, «è lo strumento giusto per il lavoro»: spazioso, economico e resistente agli abusi.

Per quattordici anni, la nostra famiglia ha vissuto il minivan come un’estensione della casa. Tra le sue pareti abbiamo accumulato tonnellate di briciole di cracker, asciugamani bagnati e persino il nostro cane. Ogni centimetro dell’abitacolo ha visto la sua dose di disordine, ma nessuno si è mai lamentato. Perché un minivan, per definizione, è fatto per essere maltrattato.

Poi, all’improvviso, è arrivato il momento di cambiare. Non per necessità economiche o per un guasto, ma perché la nostra vita era cambiata. Con meno persone da trasportare e meno bagagli da caricare, il minivan aveva perso la sua funzione. E così, dopo averne parlato per anni tra risate e sogni a occhi aperti («magari una cabrio!»), mia moglie ha espresso il desiderio di sostituire l’Odyssey. Una decisione che, come sempre, si è trasformata in realtà nel giro di poche settimane.

Ora siamo in una fase di transizione: da una parte la nostalgia per un mezzo che ci ha accompagnato in ogni avventura familiare, dall’altra l’entusiasmo per un futuro ancora tutto da scrivere. Forse una coupé, forse un SUV compatto. Quello che è certo è che, questa volta, la scelta sarà diversa. Perché la famiglia, si sa, cresce e cambia. E così deve fare anche la nostra auto.

Fonte: Defector