Il procuratore generale della California, Rob Bonta, ha reso pubblico un documento legale non censurato, parte di una causa antitrust contro Amazon. Il documento svela dettagli di un presunto sistema di fissazione dei prezzi attuato dal colosso dell’e-commerce.

Secondo l’accusa, Amazon avrebbe contattato diversi brand per costringerli a mantenere i prezzi dei propri prodotti più alti su altri rivenditori, come Walmart e Target, o addirittura a rimuoverli completamente. La minaccia? L’azienda avrebbe sfruttato il proprio potere contrattuale dominante per imporre sanzioni, tra cui la perdita di visibilità o la rimozione dei pulsanti di acquisto su Amazon.

La California ha avviato una causa contro Amazon nel 2022, accusandola di aver impedito ai venditori di offrire prezzi più bassi su altri siti. A febbraio di quest’anno, Bonta ha richiesto un’ingiunzione preliminare per bloccare tali pratiche durante il processo, in attesa del dibattimento previsto per il 2025.

Le prove presentate dalla California

Nel documento non censurato, la California cita diversi episodi in cui Amazon avrebbe esercitato pressioni sui brand. Tra questi:

  • Arlo: Amazon avrebbe segnalato al produttore di sistemi di sicurezza che il prezzo di una sua telecamera su Walmart (549,93 dollari) non era stato allineato a quello su Amazon. Dopo una richiesta urgente, Arlo ha aumentato il prezzo su Walmart a 649,99 dollari.
  • Levi’s: Amazon avrebbe chiesto al brand di risolvere il problema dei prezzi più bassi dei suoi pantaloni di tela su Walmart.
  • Hanes: Il colosso dell’e-commerce avrebbe spinto il marchio di abbigliamento a innalzare i prezzi dei suoi prodotti su Walmart e Target.

In tutti i casi, Amazon avrebbe minacciato penalità significative in caso di mancato adeguamento, costringendo i brand a cedere alle sue richieste.

La risposta di Amazon

Amazon ha liquidato le accuse definendo la causa della California debole e tardiva. In una dichiarazione, un portavoce dell’azienda ha affermato:

«Il tentativo del procuratore generale è una distrazione trasparente dalla debolezza della sua posizione, avanzata più di tre anni dopo la denuncia e basata su presunte “nuove” prove già in suo possesso da anni. Amazon è costantemente riconosciuta come il rivenditore online con i prezzi più bassi negli Stati Uniti, e siamo orgogliosi dei prezzi competitivi che i clienti trovano sul nostro store. Guardiamo con fiducia al dibattimento in tribunale al momento opportuno».

La vicenda solleva interrogativi sulla trasparenza dei prezzi nel settore dell’e-commerce e sul ruolo di Amazon come gatekeeper del mercato online.

Fonte: Engadget