La polemica sull'invito a Trump
Washington si prepara per la tradizionale Cena dei corrispondenti alla Casa Bianca, ma quest'anno l'evento è avvolto da polemiche. La decisione della White House Correspondents' Association (WHCA) di invitare il presidente Donald Trump ha diviso la stampa: oltre 300 giornalisti hanno chiesto all'associazione di revocare l'invito, temendo che Trump possa lanciare attacchi diretti contro i media durante il suo discorso di sabato sera.
Le voci critiche e le difese della tradizione
Tra i più critici c'è Don Lemon, ex conduttore di CNN, che ha dichiarato di non voler partecipare a una cena in cui si finge che tutto sia normale con un presidente che "attacca, mina e cerca di screditare" i giornalisti ogni giorno. Lemon, che non esclude di partecipare ad altre feste durante l'evento, ha sottolineato come l'amministrazione Trump abbia perseguito legalmente alcune testate e limitato l'accesso alle informazioni.
Dall'altra parte, alcuni giornalisti difendono la scelta della WHCA. Dasha Burns di Politico ha dichiarato: «Dobbiamo guardarci in faccia. Nascondersi non è la soluzione, né per la stampa né per il presidente». Anche Jacqui Heinrich, futura presidente della WHCA, ha espresso speranza che Trump rispetti la tradizione, nonostante le tensioni.
Le preoccupazioni per la libertà di stampa
La decisione di invitare Trump arriva in un contesto di crescente ostilità verso i media. Durante il suo mandato, l'ex presidente ha citato in giudizio numerose testate, minacciato broadcaster e limitato l'accesso alle fonti istituzionali. Solo lo scorso anno, Trump ha rifiutato l'invito della WHCA, come aveva già fatto nel 2020.
Tra gli invitati che parteciperanno, Terry Moran, ex corrispondente di ABC News e ora giornalista indipendente, ha dichiarato: «Non credo che Trump si asterrà dagli attacchi, ma penso che valga la pena mantenere questa tradizione. Dopo Trump, la situazione potrebbe migliorare, e noi vogliamo che questo evento sopravviva».
L'atmosfera tra feste e dibattiti
Mentre a Washington si susseguono eventi collaterali alla cena ufficiale, tra cocktail e discussioni, la stampa si interroga sul futuro del rapporto tra istituzioni e media. Alcuni invitati, come Kara Swisher e Dana Bash, hanno partecipato a feste private, dove si è parlato di giornalismo e libertà di stampa tra un sorso di lychee martini e un assaggio di mini lobster rolls.
La cena dei corrispondenti, nata per celebrare il Primo Emendamento, rischia di diventare un palcoscenico di scontri politici, ma anche un simbolo di resilienza per chi crede nel valore del giornalismo indipendente.