Il 2025 segna un punto di svolta per il sistema elettrico globale: per la prima volta dal periodo pre-pandemico, la crescita della domanda mondiale di elettricità è stata soddisfatta interamente da fonti pulite. Secondo il nuovo rapporto Ember, think tank britannico specializzato nel monitoraggio della transizione energetica, le energie rinnovabili hanno coperto il 100% dell’incremento della domanda elettrica a livello planetario.
Questo risultato rappresenta un’accelerazione senza precedenti nel processo di decarbonizzazione del settore energetico, con il solare che si conferma come il motore principale di questa trasformazione. I dati di Ember, considerati tra i più autorevoli nel settore, evidenziano come la capacità installata di energia solare abbia superato ogni previsione, consolidando la sua posizione dominante nella transizione verso un sistema elettrico a basse emissioni.
Il solare trionfa: perché la crescita è inarrestabile
Secondo Nicholas Fulghum, autore principale del Rapporto Elettricità 2025 di Ember e analista senior per clima ed energia, la crescita del solare non è più una sorpresa, ma la sua portata continua a sorprendere ogni anno. «Il solare non solo sta battendo record su record, ma lo fa a un ritmo sempre più accelerato», spiega Fulghum. «Ogni anno, la capacità installata cresce in modo esponenziale, superando le aspettative e riducendo ulteriormente il divario con i combustibili fossili».
I dati di Ember mostrano che nel 2024 la capacità solare globale è aumentata di oltre il 30% rispetto all’anno precedente, trainata da investimenti massicci in Asia, Europa e Nord America. In particolare, paesi come la Cina, l’India e gli Stati Uniti hanno registrato una crescita record, con progetti su larga scala che hanno reso il solare la fonte energetica più economica in molte regioni del mondo.
Un sistema elettrico in rapida evoluzione
Il rapporto di Ember sottolinea come il 2025 sia stato un anno chiave per la transizione energetica, con una serie di cambiamenti strutturali nel sistema elettrico globale:
- Riduzione dell’intensità fossile: L’elettricità prodotta da fonti fossili è diminuita dello 0,3% rispetto al 2024, un dato che, seppur modesto, rappresenta un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti.
- Crescita delle rinnovabili: Le energie pulite (solare, eolico, idroelettrico e geotermico) hanno coperto il 40% della produzione elettrica globale, con il solare che da solo ha contribuito per oltre il 60% della nuova capacità installata.
- Impatto geopolitico: La guerra in Iran e le tensioni in Medio Oriente potrebbero influenzare i dati del 2026, con possibili ripercussioni sulla sicurezza energetica e sui prezzi delle materie prime.
Le differenze regionali: Europa e Asia in prima linea
Nonostante la crescita globale, le dinamiche regionali presentano differenze significative. In Europa Occidentale, ad esempio, la transizione verso le rinnovabili è stata accelerata dalle politiche climatiche dell’Unione Europea, con paesi come la Germania e la Spagna che hanno registrato una crescita record del solare e dell’eolico. In Asia, invece, la Cina continua a dominare la scena, con una capacità solare installata che supera quella di tutti gli altri paesi messi insieme.
«In Europa, la transizione è guidata da obiettivi climatici ambiziosi e da un forte sostegno politico», spiega Fulghum. «In Asia, invece, la crescita del solare è trainata da esigenze di sicurezza energetica e da costi sempre più competitivi».
Le sfide future: cosa aspettarsi nel 2026
Nonostante i progressi, il rapporto di Ember sottolinea che la transizione energetica deve affrontare ancora numerose sfide. Tra queste, la necessità di accelerare la dismissione delle centrali a carbone, l’espansione delle reti elettriche per gestire la variabilità delle rinnovabili e la gestione delle materie prime critiche, come il litio e il cobalto, essenziali per la produzione di batterie.
«Il 2025 è stato un anno storico, ma il lavoro da fare è ancora tanto», conclude Fulghum. «Dobbiamo continuare a investire nelle rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica e garantire una transizione giusta per tutti i paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo».