La decisione, tanto attesa quanto indesiderata, sta per diventare realtà. Secondo quanto riportato da ESPN e dal giornalista Pete Thamel, la NCAA ha avviato le procedure definitive per ampliare i tornei di basket maschile e femminile a 76 squadre a partire dal 2027. La formalizzazione del cambiamento è prevista nelle prossime settimane, con l’entrata in vigore delle nuove formule già dal prossimo anno.
La notizia ha scatenato una reazione unanime di disapprovazione, come già successo ogni volta che si è parlato di espansione. Nonostante non sia una sorpresa, modificare uno degli eventi sportivi più perfetti e amati d’America rimane una scelta illogica e ingiustificabile.
Ad eccezione di un ristretto gruppo di allenatori, direttori sportivi ed esponenti televisivi che potrebbero trarne vantaggi marginali, nessuno nel mondo del basket universitario vuole questa riforma. I tifosi la respingono categoricamente, così come la maggior parte dei giornalisti che seguono la disciplina. Il NCAA Tournament è già il torneo post-stagionale più popolare degli Stati Uniti, senza che ci sia una reale necessità competitiva di ampliarlo.
In un’epoca in cui le decisioni sportive sono dettate quasi esclusivamente dal denaro, le motivazioni finanziarie di questa espansione sembrano deboli rispetto alla forte opposizione di chi ama il March Madness. Non esiste alcuna giustificazione razionale per alterare uno degli eventi sportivi che, secondo la quasi totalità degli appassionati, non dovrebbe essere modificato.
Se si chiedesse a ogni tifoso di basket universitario cosa cambierebbe del torneo NCAA per renderlo migliore, la risposta più frequente sarebbe: ridurre il numero di squadre a 64, come avveniva tra il 1985 e il 2001.
Nonostante decenni di decisioni discutibili e inefficienze, la NCAA ha sempre eccelso in una cosa: organizzare un torneo che, per tre settimane ogni marzo e inizio aprile, incolla milioni di americani davanti agli schermi. L’evento genera circa un miliardo di dollari l’anno per la NCAA, pari al 90% delle sue entrate annuali. Eppure, nonostante questi numeri, sembra che nulla basti. Ecco perché, malgrado tutto, l’espansione appare inevitabile.
La spiegazione più plausibile? L’avidità. Nessun guadagno è mai sufficiente, e così i tifosi di basket universitario si ritroveranno costretti a seguire partite di torneo con squadre di conference importanti ma con record negativi, basket poco spettacolare e tribune semivuote a partire dal marzo 2027.