L'UE lancia l'allerta su Meta: minori troppo esposti su Facebook e Instagram

L'Unione Europea ha accusato Meta Platforms di non adottare misure efficaci per impedire l'accesso di minori sotto i 13 anni a Facebook e Instagram, violando così il Digital Services Act, il regolamento europeo che impone alle piattaforme digitali di proteggere gli utenti, in particolare i più giovani.

Le accuse della Commissione europea

Secondo l'indagine avviata nel 2024, la Commissione europea ha rilevato che Meta non solo non blocca l'iscrizione dei minori, ma non riesce nemmeno a identificarli e rimuovere i loro account una volta creati. Nonostante il limite di età per l'iscrizione sia fissato a 13 anni, le piattaforme non sarebbero in grado di garantire un ambiente sicuro per i più piccoli, esponendoli a contenuti inappropriati per la loro età.

Henna Virkkunen, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, ha dichiarato:

«Le piattaforme come Instagram e Facebook fanno molto poco per impedire l'accesso ai minori, nonostante le loro condizioni d'uso affermino che i servizi non sono destinati agli under 13. Il Digital Services Act richiede che queste regole non siano mere dichiarazioni scritte, ma diventino azioni concrete per proteggere gli utenti, inclusi i bambini».

La risposta di Meta

Meta ha respinto le accuse, sostenendo di avere già implementato sistemi per rilevare e rimuovere gli account di utenti sotto i 13 anni. Tuttavia, l'azienda ha riconosciuto che la verifica dell'età rappresenta una sfida per l'intero settore e ha annunciato di voler collaborare con la Commissione europea per trovare soluzioni condivise.

«Stiamo lavorando a nuove misure che verranno annunciate la prossima settimana», ha dichiarato un portavoce di Meta in una nota ufficiale.

Le possibili sanzioni e il futuro del caso

Meta ha ora la possibilità di rispondere alle accuse preliminari della Commissione europea prima che venga emessa una decisione definitiva. In caso di violazione confermata, l'azienda rischia multe fino al 6% del suo fatturato globale annuo, una penalità che potrebbe superare il miliardo di dollari.

Il caso si inserisce nel più ampio contesto di applicazione del Digital Services Act, che mira a rendere le piattaforme digitali più sicure e trasparenti per tutti gli utenti, con particolare attenzione alla protezione dei minori.