Il Senato degli Stati Uniti ha respinto per un solo voto la settima proposta democratica di porre fine all’intervento militare dell’amministrazione Trump in Iran. La mozione, avanzata ai sensi del War Powers Act, chiedeva il ritiro delle forze statunitensi dal conflitto, ma è stata bocciata con un risultato di 49 a 50.
Questa è stata la prima volta che il Senato ha votato una misura per concludere la guerra in Iran dopo che il conflitto ha superato il limite dei 60 giorni stabilito dalla legge. Secondo il War Powers Act, oltre questo termine il presidente è tenuto a ritirare le truppe a meno che il Congresso non dichiari guerra o approvi un’estensione. La proposta è stata sostenuta da tre senatori repubblicani — Lisa Murkowski, Susan Collins e Rand Paul — che hanno disertato la linea del partito, ma la loro adesione non è bastata a garantire la maggioranza necessaria.
Il voto decisivo è arrivato dal senatore democratico John Fetterman, unico membro del suo partito a opporsi alla risoluzione. Fetterman ha più volte espresso posizioni ferme contro l’Iran, definendolo «il vero nemico, la vera minaccia, il vero pericolo». Tuttavia, il suo voto a favore dei repubblicani — e indirettamente di Israele — contraddice sia la linea del Partito Democratico che le preferenze dei suoi elettori.
Un sondaggio condotto a marzo in Pennsylvania ha rivelato che i cittadini dello Stato hanno espresso una disapprovazione netta del 16% nei confronti dei recenti attacchi militari statunitensi in Iran. Nonostante questo dato, Fetterman ha scelto di ignorare l’opinione pubblica del suo Stato, allineandosi invece con le posizioni di Trump e della destra repubblicana.
Secondo fonti interne, il presidente Trump avrebbe fatto pressioni sui repubblicani affinché convincano Fetterman a passare al Partito Repubblicano, un gesto che aiuterebbe a mantenere la fragile maggioranza del GOP al Senato. In risposta, Fetterman ha dichiarato che farebbe un «shitty Republican», mentre Trump lo ha definito il suo «favorite Democrat».
Le conseguenze del voto
La sconfitta della mozione segna un ulteriore passo verso l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, con Trump che continua a perseguire una linea dura contro il regime di Teheran. La decisione di Fetterman, oltre a isolarlo politicamente all’interno del suo partito, solleva dubbi sulla coerenza delle sue posizioni rispetto agli interessi dei suoi elettori.
Mentre il Congresso rimane diviso, la possibilità di un intervento militare prolungato in Iran rimane alta, con conseguenze potenzialmente gravi per la stabilità regionale e le relazioni internazionali.