L’intelligenza artificiale sta davvero rubando il nostro lavoro? È una domanda che divide, ma alcuni dipendenti non vogliono aspettare risposte. Secondo un recente rapporto di Writer e Workplace Intelligence, una parte significativa dei lavoratori in Stati Uniti, Regno Unito ed Europa sta sabotando attivamente le iniziative aziendali sull’AI.
Lo studio ha coinvolto 1.200 knowledge workers e 1.200 dirigenti d’azienda. I risultati sono sorprendenti: il 29% dei dipendenti ha ammesso di ostacolare l’implementazione dell’AI inserendo informazioni riservate in chatbot pubblici, utilizzando strumenti non autorizzati o consegnando output di bassa qualità senza correggerli. Ma la tendenza è ancora più marcata tra i giovani della Gen Z, con il 44% che ha dichiarato di aver sabotato i sistemi AI interni.
Tra le motivazioni principali, il 30% cita la paura dell’automazione, il 28% segnala problemi di sicurezza e il 20% lamenta un aumento del carico di lavoro. Parallelamente, i dirigenti affrontano una pressione crescente: il 72% ha dichiarato che la strategia aziendale sull’AI genera stress o ansia, con il 32% che lo definisce “alto” o “insostenibile”.
Un altro dato significativo riguarda l’uso dell’AI: solo il 28% dei dipendenti la utilizza per più di due ore al giorno, contro il 64% dei dirigenti. Addirittura, il 20% degli executive tiene una finestra di chatbot aperta per quattro o cinque ore al giorno, mentre il 4% supera le sei ore.
Come contrastare il sabotaggio?
Il rapporto suggerisce che le aziende possano ridurre questi fenomeni investendo in piattaforme AI più affidabili e trasparenti. Tuttavia, il problema sembra legato anche alla gestione del cambiamento e alla comunicazione interna.
«Coinvolgere i dipendenti nei processi di adozione dell’AI e chiarire gli obiettivi d’uso può ridurre la paura di essere sostituiti e limitare le resistenze interne»
Ma la domanda rimane: basterà la trasparenza a convincere i lavoratori? Con i vertici aziendali che continuano a promuovere i benefici dell’automazione, molti dipendenti, soprattutto i più giovani, vedono nel sabotaggio una forma di difesa contro un futuro incerto.
La minaccia di perdere il lavoro a causa dell’AI non è solo una questione economica: può ritardare l’acquisto di una casa, ridurre le prospettive di carriera e persino influenzare le scelte personali, come il matrimonio. In un contesto in cui i dipendenti hanno poco controllo sulle decisioni aziendali, la resistenza all’AI appare come una reazione razionale.