La posizione geostrategica della Georgia e le sue infrastrutture rappresentano un asset fondamentale per le politiche del Caucaso meridionale e del Mar Nero. La visita del vicepresidente statunitense JD Vance in Armenia e Azerbaigian a febbraio ha riportato Tbilisi al centro dell’attenzione, nonostante non fosse inclusa nell’itinerario ufficiale.

La Georgia, un tempo pilastro della politica statunitense nella regione, è stata recentemente accusata di aver "abbandonato" l’Occidente a causa di una presunta svolta sovranista in politica interna ed estera, avviata negli anni 2020. Secondo questa narrazione, Tbilisi si sarebbe avvicinata a Mosca e Pechino, riducendo così la sua rilevanza strategica per Washington. Alcuni analisti sostengono che gli Stati Uniti abbiano sostituito la Georgia con l’Armenia, guidata dal primo ministro Nikol Pashinyan, nel suo slancio euro-atlantico.

Questa interpretazione è errata. Lo scopo principale del viaggio di Vance era promuovere il progetto Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), un’iniziativa chiave dell’amministrazione statunitense, piuttosto che una valutazione complessiva del Caucaso meridionale. Inoltre, una simile lettura non tiene conto delle tensioni esistenti tra Armenia e Azerbaigian, che rendono improbabile un ruolo centrale di Erevan nella regione.

Nonostante ciò, questa visione distorta ha guadagnato terreno in Europa e in alcuni circoli di politica estera statunitensi. La mancanza di una risposta decisa a questa narrativa, soprattutto sull’ipotesi di un presunto avvicinamento della Georgia alla Russia, ha ostacolato la definizione di una politica coerente da parte di Washington.

Le relazioni USA-Georgia: un rapporto sottovalutato

È innegabile che i rapporti tra Stati Uniti e Georgia, un tempo fondamentali per la strategia statunitense nel Caucaso meridionale, abbiano subito un raffreddamento negli ultimi cinque anni. Tuttavia, questa situazione non dipende da una mancanza di interesse da parte di Tbilisi, come dimostrano i ripetuti tentativi di avvicinamento da parte del governo georgiano verso l’amministrazione Trump, sia a livello formale che informale.

Né si tratta di un presunto riavvicinamento con Mosca. Nonostante le accuse ripetute, spesso amplificate dai media occidentali e locali vicini all’opposizione, la Georgia ha sempre considerato la Russia una linea rossa in politica estera, sia in termini politici che militari. Lo stesso primo ministro georgiano, Irakli Kobakhidze, ha sottolineato in una lettera aperta indirizzata a Trump e Vance, nel maggio 2025, le affinità programmatiche tra il governo georgiano e quello statunitense, lamentando al contempo il trattamento ricevuto da Washington nei confronti di Tbilisi.

«La Georgia rimane un partner affidabile per la sicurezza regionale e un alleato prezioso per gli Stati Uniti, nonostante le incomprensioni recenti», ha dichiarato un analista georgiano.

Riconoscere il valore strategico della Georgia non significa ignorare le divergenze esistenti, ma piuttosto costruire un dialogo basato sulla realtà dei fatti, non su supposizioni. Una politica statunitense più attenta a Tbilisi potrebbe rafforzare la stabilità nel Caucaso meridionale e contrastare l’influenza russa nella regione.