Negli ultimi mesi, la percezione degli americani sull’economia ha toccato livelli mai visti dalla fine della Seconda guerra mondiale. Secondo l’Università del Michigan, che dal 1952 monitora il sentiment dei consumatori, il dato di giugno ha segnato il valore più basso mai registrato. Parallelamente, un sondaggio CNN rivela un crescente scetticismo verso il "sogno americano": solo il 47% degli intervistati crede che, con impegno e duro lavoro, si possa migliorare la propria condizione economica, contro il 67% del 2016. Questo calo di fiducia attraversa tutte le fasce d’età, etnie e generi.
Le statistiche economiche ufficiali, come la crescita del PIL e i dati sull’occupazione, restano solide o addirittura positive, e il mercato azionario continua a registrare massimi storici. Eppure, la rabbia dei cittadini è palpabile. Il motivo? I prezzi alti e il costo della vita, che rappresentano il principale problema per il 76% degli americani secondo un sondaggio CNN. E la situazione non accenna a migliorare: i dati più recenti mostrano un’inflazione al livello più alto degli ultimi tre anni, trainata non solo dall’aumento dei prezzi energetici legati alla guerra in Iran, ma anche da una crescita dei salari che fatica a stare al passo. Heather Long, capo economista di Navy Federal Credit Union, ha sottolineato su X che, per la prima volta in tre anni, l’inflazione supera la crescita salariale.
Mercoledì, ulteriori dati hanno evidenziato un’impennata dei prezzi alla produzione – un segnale precoce di futuri rincari per i consumatori – ai livelli più alti dal 2022. Nonostante l’inflazione degli anni 2020 sia stata dolorosa, resta un interrogativo: perché questa volta sembra avere un impatto psicologico ed economico così devastante rispetto a periodi precedenti, anche più gravi e prolungati?
La teoria del "vibe gap": aspettative economiche cambiate
Due economisti hanno recentemente pubblicato un articolo che offre una possibile spiegazione: il "vibe gap", ovvero il divario tra le aspettative economiche degli americani e la realtà. Secondo loro, negli ultimi decenni, le aspettative di crescita e stabilità sono radicalmente mutate, rendendo i cittadini più sensibili a qualsiasi segnale di difficoltà. Questo potrebbe spiegare perché, nonostante i dati macroeconomici positivi, la percezione generale rimanga negativa.
Le cause strutturali del malcontento
Tra le ragioni del pessimismo diffuso, alcuni analisti puntano su fenomeni di lungo periodo come:
- L’aumento delle disuguaglianze economiche, che limita le opportunità per le classi medie e basse;
- La lenta ripresa dopo la Grande Recessione del 2008, che ha lasciato cicatrici economiche e psicologiche;
- La percezione di un sistema economico ingiusto, dove il duro lavoro non sempre garantisce un miglioramento delle condizioni di vita.
Altri studiosi, invece, attribuiscono il malcontento a fattori più ampi e trasversali, come la polarizzazione politica o la sfiducia nelle istituzioni, che amplificano la percezione di instabilità. Secondo questa tesi, la rabbia degli americani non è solo economica, ma anche sociale e culturale.
Le conseguenze politiche ed economiche
Il malcontento si riflette anche sulla politica: le approvazioni del presidente Donald Trump sull’economia hanno toccato nuovi minimi storici, scendendo al 39% secondo un sondaggio CNBC e addirittura al 30% in un rilevamento CNN. Una situazione che potrebbe avere ripercussioni sulle prossime elezioni, soprattutto se l’inflazione continuerà a crescere.
Gli esperti avvertono: finché i prezzi resteranno alti e il potere d’acquisto continuerà a erodersi, la frustrazione dei cittadini non diminuirà. E, in un contesto in cui le aspettative sono sempre più elevate, anche un lieve peggioramento potrebbe essere percepito come una catastrofe. Per molti americani, insomma, il "sogno americano" sembra sempre più lontano.