Il blocco dello Stretto di Hormuz, vitale arteria per il commercio globale di petrolio, dura ormai da oltre un mese. La chiusura di questa rotta marittima, che collega i principali produttori di greggio del Golfo Persico ai mercati internazionali, ha già provocato un’impennata dei prezzi di carburanti, diesel, fertilizzanti, plastica e altri beni essenziali. Gli americani temono che l’aumento dei costi energetici sia solo l’inizio e che presto si ripercuoterà anche sulle spese alimentari.
Tuttavia, secondo gli ultimi dati dell’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) di marzo, i prezzi dei generi alimentari non hanno ancora subito un rialzo significativo rispetto a febbraio. A ciò si aggiunge la notizia diffusa venerdì: Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un accordo per riaprire lo stretto per tutta la durata della tregua. Un accordo di pace definitivo, però, è ancora lontano.
Ma cosa succederebbe se questa tregua fosse solo temporanea e i negoziati di pace fallissero? Per rispondere a questi interrogativi, abbiamo intervistato Ken Foster, economista agricolo della Purdue University, che ha analizzato le possibili ripercussioni di un conflitto prolungato sulle bollette degli americani.
L’impatto ritardato dell’aumento dei costi energetici
Secondo Foster, i rincari dei carburanti impiegano settimane, se non mesi, per riflettersi sui prezzi finali dei prodotti alimentari. Molte spedizioni di petrolio e gas partite dallo Stretto di Hormuz all’inizio del conflitto hanno raggiunto solo ora le loro destinazioni. Inoltre, molti produttori alimentari operano con contratti a prezzi pre-bellici, soprattutto per i trasporti su rotaia o su gomma, che dipendono dal diesel.
«La maggior parte del diesel utilizzato per questi trasporti è già stato acquistato a prezzi precedenti all’escalation», spiega Foster. «Gli intermediari della catena di fornitura, come i produttori, cercheranno di assorbire parte dell’aumento per un certo periodo, ma non potranno farlo indefinitamente. I rivenditori, poi, sono restii a modificare i prezzi a scaffale per timore della concorrenza».
I primi segnali di un impatto imminente
Nonostante la calma apparente, alcuni dati recenti del Producer Price Index (PPI) – che analizza i prezzi alla produzione suddividendoli in quattro fasi, dalla materia prima al prodotto finito – suggeriscono che l’aumento dei costi energetici sta iniziando a farsi sentire. Foster sottolinea che, se il conflitto dovesse protrarsi, i prezzi dei generi alimentari potrebbero subire un’impennata nei prossimi mesi, colpendo in particolare le famiglie a basso reddito.
«Le famiglie americane potrebbero presto vedere un aumento dei prezzi di carne, latticini e prodotti trasformati», avverte l’economista. «Questi beni dipendono fortemente dai trasporti su larga scala e dai fertilizzanti, entrambi legati ai costi energetici».
Cosa potrebbe succedere se la tregua fallisse?
Se l’accordo di venerdì dovesse rivelarsi effimero e i negoziati di pace dovessero interrompersi, gli effetti sul mercato energetico e alimentare sarebbero immediati. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, tornerebbe a essere inaccessibile, scatenando una nuova crisi dei prezzi.
«In uno scenario del genere, i prezzi del greggio potrebbero superare i 150 dollari al barile, con ripercussioni dirette su carburanti, elettricità e, di conseguenza, sui costi di produzione alimentare», spiega Foster. «Le famiglie dovrebbero prepararsi a bollette più salate e a una possibile riduzione della disponibilità di alcuni prodotti».
Le previsioni per i prossimi mesi
Foster conclude che, anche in caso di tregua duratura, gli effetti del conflitto potrebbero farsi sentire per tutto il 2026. «I contratti a lungo termine e le scorte accumulate potrebbero attenuare l’impatto iniziale, ma se la crisi dovesse protrarsi, i prezzi dei generi alimentari potrebbero aumentare tra il 10% e il 20% entro la fine dell’anno».
Per gli americani, la lezione è chiara: la guerra in Iran non è solo una questione geopolitica, ma una minaccia concreta per il portafoglio. Monitorare l’evoluzione della situazione sarà fondamentale per mitigare gli effetti economici.