Il regista messicano Guillermo del Toro ha acceso un nuovo dibattito durante la sua presenza al Festival di Cannes 2024, dove è stato presentato il restauro in 4K de "Il labirinto del fauno", il suo pluripremiato film del 2006 ambientato nella Spagna franchista. Il restauro, realizzato a partire dalla pellicola originale in 35mm, fa parte della sezione Cannes Classics della manifestazione.
In un intervento dopo la proiezione, del Toro ha definito la lavorazione del film come la seconda peggiore esperienza della sua carriera, superata solo dal suo esordio, "Mimic", realizzato con la collaborazione dei fratelli Weinstein. «Vent’anni fa, realizzare questo film era come andare contro tutto e tutti», ha dichiarato. «Nessuno voleva finanziarlo, e durante la produzione ogni cosa che poteva andare storto, è andata storta. Anche la post-produzione è stata altrettanto complicata».
Il regista ha poi aggiunto: «Il film è ancora considerato da molti il mio capolavoro, ma per me è stato un percorso estremamente difficile».
Le critiche all’arte digitale e all’AI
Durante il suo discorso, del Toro ha espresso una forte critica nei confronti di chi sostiene che «l’arte si possa fare con una fottuta app». Un’affermazione che sembra rivolta, in particolare, alla crescente discussione sull’uso dell’intelligenza artificiale nel cinema e nella televisione. Il regista ha più volte ribadito la sua opposizione all’AI generativa, arrivando a dichiarare pubblicamente: «Vaffanculo all’AI» e affermando di preferire «morire» piuttosto che utilizzarla nei suoi progetti.
«Siamo in un’epoca in cui ci dicono che tutto è inutile da resistere, che l’arte si può fare con un’applicazione e che dobbiamo affrontare forze così potenti», ha sottolineato del Toro. «Ma io credo, come la protagonista Ofelia ne Il labirinto del fauno, che se lasciamo un segno, se mettiamo la nostra fede contro la fede e la nostra forza contro la forza, c’è speranza».
«L’ultima cosa che possiamo fare è dare tutto a una delle due forze: possiamo dare tutto all’amore, o tutto alla paura. Mai, mai, mai cedere alla paura».
Durante la conferenza stampa, del Toro ha anche ricordato il record assoluto di applausi ricevuto dal film nel 2006, quando la proiezione a Cannes durò 22 minuti in piedi, un primato ancora imbattuto nella storia del festival. «È stato strano perché, nonostante il mio fisico robusto, non sono abituato alle lodi», ha confessato. «È difficile per me accettare l’amore. Alfonso Cuarón, presente in sala, mi ha detto: ‘Lascia entrare l’amore’».
Un messaggio di speranza contro la paura
Il regista ha chiuso il suo intervento con un messaggio di resilienza, ispirato proprio al suo film più celebre. «Se possiamo lasciare un segno, se possiamo opporre la nostra fede alla fede e la nostra forza alla forza, allora c’è speranza», ha ribadito. «La scelta è semplice: amare o avere paura. E io sceglierò sempre l’amore».