«A volte devi suonare a lungo per imparare a suonare come te stesso». La frase del leggendario trombettista jazz Miles Davis racchiude una verità profonda: il successo non è solo frutto di talento, ma di un percorso di crescita fatto di prove, errori e autenticità. Gli artisti più grandi non sono solo maestri del loro mestiere, ma anche capaci di distinguersi per la loro voce unica, perché hanno accettato di attraversare il processo necessario per diventare ciò che sono.
Questo significa, inevitabilmente, confrontarsi con il fallimento. Eppure, è proprio questa parte del percorso che spesso viene omessa nelle nostre storie. Nessuno parla del lavoro dietro le quinte, delle sconfitte che hanno preceduto i successi. È come pretendere di andare in palestra e uscirne con gli addominali scolpiti: non funziona così. Non funziona così nel lavoro, nella vita, in nessun ambito. Eppure, lo sappiamo bene. Diventare ciò che vogliamo richiede tempo, impegno e, soprattutto, la capacità di fallire.
Ma il fallimento non riceve applausi su LinkedIn. Non ci sono riconoscimenti per chi ha sbagliato, eppure tutti noi abbiamo fallito prima di arrivare dove siamo. Perché allora lo nascondiamo? Perché edulcoriamo le nostre storie, eliminando le parti meno lusinghiere per renderle più presentabili? Forse perché nessuno ama ammettere di aver sbagliato. Eppure, per diventare bravi in qualcosa, dobbiamo prima attraversare la fase in cui non lo siamo affatto.
Forse è arrivato il momento di raccontare l’intera storia, senza filtri. Per aiutare gli altri a navigare meglio questo percorso di crescita. È proprio questo il motivo per cui abbiamo invitato Courtnee LeClaire nel podcast For The Culture.
Da dirigente di Apple e Disney a “Chief Becoming Officer”: la carriera di Courtnee LeClaire
Il curriculum di LeClaire è impressionante: responsabile del marketing globale per iPhone e iPod in Apple, executive marketing in Disney e Intel, e infine Chief Marketing Officer degli Oakland Raiders. Oggi, però, porta un titolo diverso: Chief Becoming Officer, un ruolo che la vede impegnata come coach per aiutare i leader a diventare la versione migliore di sé stessi.
Nonostante i suoi successi, LeClaire dedica sempre più tempo a parlare dei suoi fallimenti. Ma c’è una distinzione fondamentale che cambia tutto: fallimento vs. fallire.
Fallimento vs. fallire: la chiave per superare le proprie paure
Secondo LeClaire, il fallimento è una frase conclusa: «Ho fallito, quindi sono un fallito». È un’etichetta che si attacca addosso e che blocca ogni possibilità di crescita. Il fallire, invece, è un processo attivo: «Sto fallendo, quindi devo fare qualcosa». «Stavo fallendo, quindi ho agito così». È questa la differenza che permette di trasformare gli errori in opportunità di miglioramento.
Accettare il fallimento come parte del percorso, senza temerlo, è il primo passo per diventare ciò che vogliamo essere. Non si tratta di celebrare l’errore, ma di riconoscere che fa parte del gioco. E che, anzi, è spesso il motore che ci spinge a migliorare.
In un mondo che ci chiede di mostrare solo i successi, LeClaire ci ricorda che la vera forza sta nell’onestà con sé stessi. Perché solo accettando il processo di «diventare» – con tutte le sue imperfezioni – possiamo davvero raggiungere il nostro potenziale.