La saga Life is Strange ha sempre rappresentato un’esperienza narrativa unica, caratterizzata da scelte decisive e meccaniche innovative. Il primo capitolo, uscito nel 2015, si distingueva per la sua capacità di coinvolgere i giocatori in una storia profonda e per l’introduzione di un sistema di viaggio nel tempo che aggiungeva una dimensione interattiva senza precedenti. Nonostante alcuni difetti nella scrittura, il climax del gioco rimane uno dei più memorabili nel panorama dei videogiochi.
Tuttavia, negli anni successivi, l’interesse per la serie è andato scemando a causa di prequel, sequel e spin-off spesso disorganizzati, con una gestione del franchise da parte di Square Enix che ha lasciato molto a desiderare. Life is Strange: Reunion, l’ultimo capitolo, rappresenta per molti fan la goccia che fa traboccare il vaso. Nonostante ciò, il ritorno di Max Caulfield e Chloe Price ha suscitato curiosità, spingendo molti a dare una seconda chance alla saga.
Una trama caotica fin dall’inizio
Life is Strange: Reunion si presenta fin da subito come un prodotto disordinato. Nonostante sia la seconda parte di una storia iniziata con Double Exposure, il gioco non richiede necessariamente di aver giocato il capitolo precedente per essere compreso. Un segnale già negativo. Prima di iniziare, il giocatore può scegliere tra cinque scelte fondamentali che influenzeranno la trama di Reunion, oppure lasciarle randomizzare dal sistema.
La storia si svolge a Lakeport, presso l’Università di Caledon, dove Max Caulfield lavora come insegnante di fotografia. La trama si apre nove mesi dopo il climax di Double Exposure. Al ritorno da un weekend fuori, Max scopre che l’università è in fiamme e che diversi suoi amici sono morti nell’incendio. In un disperato tentativo di cambiare il destino, Max utilizza i suoi poteri per tornare indietro nel tempo, precisamente a una foto scattata tre giorni prima dell’incidente, con l’obiettivo di evitare la tragedia e salvare tutti.
Il ritorno di Chloe Price e le sue contraddizioni
Parallelamente, Chloe Price arriva a Caledon alla ricerca di Max, spinta dalla necessità di trovare risposte sulla sua psiche divisa. Grazie agli eventi di Double Exposure, Chloe ricorda entrambe le linee temporali del primo capitolo, una soluzione narrativa che cerca di giustificare la sua sopravvivenza, nonostante Max l’abbia sacrificata per salvare Arcadia Bay nel primo gioco.
Se tutto questo sembra troppo complicato, è perché lo è davvero. Durante le sue circa 12 ore di durata, Life is Strange: Reunion si trascina dietro i fili narrativi irrisolti di Double Exposure e cerca di integrare Chloe nella trama. A peggiorare le cose, sia Max che Chloe sono giocabili, ma le meccaniche di gioco non sono ben sviluppate. Max torna al suo classico potere di riavvolgimento del tempo, mentre Chloe può utilizzare la meccanica del "backtalk" introdotta in Life is Strange: Before the Storm. Tuttavia, nessuna delle due meccaniche risulta soddisfacente, e la divisione del gioco tra i due personaggi crea un contrasto poco armonioso. Le situazioni in cui è possibile utilizzare i poteri di entrambe sono rare, rendendo l’esperienza di gioco discontinua e poco coinvolgente.
Un finale insoddisfacente per una saga iconica
Nonostante il ritorno dei personaggi iconici, Life is Strange: Reunion non riesce a offrire una conclusione all’altezza della saga. La trama, già complessa di per sé, risulta confusa e poco sviluppata, mentre le meccaniche di gioco non riescono a offrire un’esperienza soddisfacente. Per molti fan, questo capitolo rappresenta l’ennesima delusione di una serie che, in passato, aveva saputo distinguersi per la sua profondità narrativa e la sua capacità di coinvolgere i giocatori.