Un’indagine congiunta di due quotidiani svedesi ha recentemente rivelato che contrattisti in Kenya avevano accesso a video personali registrati dagli utenti dei Ray-Ban AI di Meta. I dispositivi, capaci di filmare persone in pubblico senza il loro consenso, hanno scatenato una forte reazione online, tanto da essere ribattezzati “occhiali pervertiti”.
Ora, la decisione di Meta di integrare la tecnologia di riconoscimento facciale nei suoi occhiali, attraverso una nuova funzione chiamata “Name Tag”, ha provocato l’indignazione di gruppi per i diritti umani. Come riportato da Wired, oltre 70 organizzazioni per le libertà civili, antiviolenza, LGBTQ+, sindacali e per i diritti degli immigrati hanno firmato una petizione per chiedere a Meta di annullare il progetto.
Già a febbraio, il New York Times aveva anticipato la notizia di questa funzione, che permetterebbe agli utenti di identificare le persone e ricevere informazioni tramite un assistente AI. Un documento interno, visionato dal quotidiano, rivelava che Meta intendeva lanciare la funzione durante un convegno per non vedenti. L’azienda aveva sottovalutato le reazioni, contando sul fatto che molti gruppi di tutela dei diritti sarebbero stati distratti da altre emergenze geopolitiche.
“Lanceremo il prodotto in un contesto politico dinamico, dove molti gruppi della società civile che ci attaccherebbero solitamente avranno le risorse concentrate su altre priorità.”
Tuttavia, le recenti rivelazioni hanno spinto la coalizione a prendere posizione. In una lettera aperta indirizzata a Mark Zuckerberg, il gruppo ha esortato il CEO di Meta a “sospendere immediatamente e pubblicamente” i piani di implementazione del riconoscimento facciale sui Ray-Ban e Oakley.
Le organizzazioni hanno accusato Meta di voler approfittare dell’autoritarismo crescente e della mancanza di rispetto per lo stato di diritto da parte dell’amministrazione federale, per lanciare un prodotto che danneggerebbe le persone vulnerabili e minerebbe ulteriormente la democrazia. “Un comportamento vile, indegno di un’azienda che ha un ruolo così rilevante nel plasmare il futuro dei nostri figli, della nostra società e del nostro Paese”, si legge nella lettera.
Tra i 75 firmatari della petizione figurano organizzazioni di rilievo come ACLU, Electronic Frontier Foundation (EFF), GLAAD, Mothers Against Media Addiction, Reproductive Equity Now e Women’s Bar Association of Massachusetts.
“Da due decenni è chiaro che l’etica del ‘muoviti in fretta e rompi tutto’ sfrutta i consumatori, mette a rischio le comunità vulnerabili e mina profondamente i diritti civili”, si legge nella lettera. “I nuovi piani di Meta non faranno altro che aggravare questa situazione disastrosa.”
La coalizione sottolinea che questo tipo di funzione non può essere mitigata con semplici aggiustamenti al prodotto, meccanismi di opt-out o misure di sicurezza incrementali, soprattutto perché i passanti in pubblico non possono dare il proprio consenso a essere identificati dagli occhiali.
La situazione è ancora più preoccupante se si considera la militarizzazione dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) sotto l’amministrazione Trump, che ha già utilizzato tecnologie avanzate per identificare i propri obiettivi. “Le persone dovrebbero poter vivere la propria quotidianità senza il timore che stalker, truffatori, abusanti, agenti federali e attivisti di ogni orientamento politico verifichino silenziosamente e invisibilmente le loro identità, associandole ai loro nomi”, conclude la lettera.