Meta Platforms sta per implementare un sistema di monitoraggio avanzato sui computer dei propri dipendenti. Secondo quanto riportato da Reuters, la società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp starebbe installando un nuovo software, denominato Model Capability Initiative (MCI), in grado di tracciare movimenti del mouse, battiture sulla tastiera e altre interazioni digitali.
L’obiettivo dichiarato è quello di raccogliere dati reali per addestrare modelli di intelligenza artificiale capaci di automatizzare compiti lavorativi. Un portavoce di Meta ha confermato la misura, spiegando:
«Se stiamo sviluppando agenti AI per aiutare le persone a completare compiti quotidiani tramite computer, i nostri modelli hanno bisogno di esempi concreti su come gli utenti interagiscono con gli strumenti. Stiamo quindi lanciando uno strumento interno che catturerà questi input su alcune applicazioni per addestrare i nostri modelli».
Per quanto riguarda la privacy, Meta ha assicurato che verranno adottate misure per proteggere i contenuti sensibili e che i dati raccolti non verranno utilizzati per altri fini. Tuttavia, la notizia ha scatenato preoccupazioni tra i dipendenti, già sotto pressione dopo una serie di licenziamenti che hanno coinvolto centinaia di lavoratori nel corso dell’anno.
Secondo indiscrezioni, ulteriori tagli potrebbero essere imminenti, anche per ridurre i costi legati all’implementazione dell’IA e per sostituire alcune mansioni umane con agenti automatizzati. Un caso simile si è verificato di recente in Block Inc, l’azienda di Jack Dorsey, che ha licenziato il 40% dei dipendenti citando l’efficienza dell’IA come motivazione.
La situazione legale negli Stati Uniti
Nonostante le critiche, gli esperti confermano che la pratica di Meta rientra nei limiti della legalità negli Stati Uniti. Natalie Bidnick Andreas, docente presso l’Università del Texas, spiega:
«Negli USA, la legge federale offre pochissime tutele sulla privacy dei dipendenti, quindi non esiste una norma nazionale che vieti esplicitamente il monitoraggio delle battiture o dei movimenti del mouse sui dispositivi aziendali».
Tuttavia, la situazione è più complessa a livello statale. Alcune normative locali richiedono che i datori di lavoro informino i dipendenti sull’uso di sistemi di monitoraggio elettronico, mentre altre leggi sulla privacy, pur estendendo i diritti dei cittadini, si concentrano maggiormente sui consumatori piuttosto che sui lavoratori.
Le lacune legislative e il confronto con l’Europa
Dario Maestro, direttore legale del Surveillance Technology Oversight Project, sottolinea come le leggi statunitensi siano «inadeguate per l’era dell’IA». Le normative attuali, spiega, sono state concepite per regolamentare attività come l’intercettazione di chiamate telefoniche, ma non affrontano in modo esaustivo le nuove sfide poste dal monitoraggio digitale avanzato.
Al contrario, nell’Unione Europea esistono normative più stringenti in materia di tracciamento dei dati, che potrebbero limitare simili pratiche. Tuttavia, negli USA, i dipendenti rimangono esposti a un controllo sempre più invasivo da parte dei datori di lavoro, senza una protezione adeguata.
La vicenda solleva interrogativi su come bilanciare innovazione tecnologica, efficienza aziendale e diritti dei lavoratori, in un contesto in cui l’IA sta rivoluzionando il mondo del lavoro.