Il romanzo Yesteryear di Caro Claire Burke si apre con una protagonista che non lascia spazio a dubbi: Natalie Heller Mills, un’influencer tradwife che costruisce la sua immagine su valori tradizionali fittizi, è odiosa fin dalla prima pagina. "Ero perfetta nel vivere", dichiara senza pudore, ma ben presto si rivela una narratrice inaffidabile della propria esistenza.
La trama intreccia due linee narrative: da un lato, la scalata di Natalie al successo sui social come regina delle mamme vintage; dall’altro, il suo improvviso risveglio in una fattoria del 1800, completa di latrina, bucato interminabile e un marito pronto a usare la violenza per tenerla al suo posto. Ma è il passato della protagonista a colpire di più.
Prima di diventare un fenomeno sui social, Natalie era cresciuta in una comunità religiosa e conservatrice, per poi sposarsi in una famiglia altolocata. Per conciliare la donna che era con quella che avrebbe voluto essere, aveva costruito un mondo di finzioni sempre più elaborate. Yesteryear non è solo una critica al fenomeno delle influencer che fingono una vita perfetta online, ma soprattutto un monito contro l’autoinganno di chi si convince delle proprie bugie.