Gli stati degli Stati Uniti hanno emesso multe per violazioni della privacy per un totale di 3,45 miliardi di dollari nel 2025, una cifra che supera la somma cumulativa dei cinque anni precedenti. Secondo la società di ricerca Gartner, questo aumento è dovuto a una combinazione di fattori: l’entrata in vigore di leggi più rigorose, come il California Consumer Privacy Act (CCPA), la nascita di partnership interstatali per rafforzare l’applicazione delle norme e una maggiore attenzione all’impatto dell’intelligenza artificiale e dell’automazione sulla privacy.

I dati indicano un cambio di rotta radicale nell’approccio dei regolatori, che stanno passando da una fase di sensibilizzazione a una di piena applicazione delle sanzioni. «Questo sta diventando lo standard nel 2026 e nei prossimi due anni», ha dichiarato Gartner nell’analisi. Fino a poco tempo fa, l’applicazione del CCPA era stata limitata, ma nel 2025 l’agenzia californiana ha intensificato i controlli su aziende di ogni dimensione, dai grandi conglomerati alle PMI nei settori tech, automotive e beni di consumo.

Nader Heinen, analista di Gartner specializzato in protezione dei dati e intelligenza artificiale, ha spiegato che molte aziende hanno sottovalutato l’importanza di adeguarsi tempestivamente: «Purtroppo, quando passa troppo tempo tra l’approvazione di una legge e l’inizio dell’applicazione, molte organizzazioni riducono l’attenzione sulla privacy, lasciando che i loro programmi si indeboliscano».

Per contrastare le violazioni su scala nazionale, dieci stati americani hanno formato il Consortium of Privacy Regulators, un’alleanza che mira a coordinare indagini e sanzioni per l’accesso, la cancellazione e la prevenzione della vendita di dati personali. Inoltre, molti stati stanno aggiornando le proprie leggi per affrontare i rischi legati all’automazione decisionale, inclusa l’IA, con particolare attenzione all’uso dei dati personali per l’addestramento degli algoritmi.

Gartner prevede che le multe per violazioni della privacy continueranno a crescere nei prossimi anni. Heinen ha sottolineato come gli stati stiano diventando i principali attori nella costruzione di un quadro normativo per la privacy nell’era dell’IA, rispondendo alle preoccupazioni dei cittadini: «I legislatori statali devono rispondere alle ansie dei loro elettori, che temono gli impatti negativi dell’intelligenza artificiale».