La sentenza che minaccia la democrazia
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha inflitto un colpo durissimo al Voting Rights Act del 1965, smantellando ciò che rimaneva delle protezioni contro la discriminazione elettorale. La decisione, che apre la strada a una gerrymandering razziale su larga scala, ha spinto gli esperti a chiedere riforme strutturali della Corte stessa per preservare la democrazia multietnica americana.
Rick Hasen, docente di diritto elettorale alla UCLA e autore di studi citati nella dissenting opinion di Elena Kagan, ha definito la sentenza «una delle decisioni più dannose del secolo». Hasen, noto per il suo approccio moderato, ha ammesso che ora i democratici devono prendere in considerazione riforme radicali della Corte Suprema, una prospettiva che fino a ieri avrebbe considerato impensabile.
Un sistema elettorale da rivedere: l'abolizione dei distretti uninominali
Oltre alle riforme istituzionali, esiste un'altra soluzione concreta che il Congresso e il presidente democratici potrebbero attuare già dalle prossime elezioni: abolire il sistema dei distretti uninominali e sostituirlo con una rappresentanza proporzionale.
L'Articolo 1 della Costituzione americana conferisce al Congresso il potere di regolare «il tempo, le modalità e il luogo» delle elezioni federali. Attualmente, gli Stati gestiscono le elezioni entro i limiti fissati dal Congresso, ma il sistema dei distretti uninominali, ereditato dal XIX secolo, presenta gravi criticità.
Le origini della gerrymandering: una pratica vecchia di secoli
Il termine gerrymandering deriva da Elbridge Gerry, governatore del Massachusetts tra il 1810 e il 1812. Durante il suo mandato, Gerry approvò una mappa elettorale manipolata per mantenere il controllo del legislativo statale da parte del suo partito. La stampa dell'epoca denunciò la pratica, associandola per sempre al suo nome, nonostante Gerry stesso ne fosse infastidito.
Questo sistema, ancora in vigore, consente ai partiti al potere di disegnare i confini dei distretti in modo da escludere elettori di minoranze o avversari politici, concentrando i voti in pochi seggi sicuri. Il risultato è una distorsione della rappresentanza che favorisce la polarizzazione e l'esclusione sistematica.
Un'alternativa storica: il sistema proporzionale
Prima dell'adozione dei distretti uninominali, molti Stati utilizzavano il sistema «general-ticket», una forma di rappresentanza proporzionale ante litteram. In questo modello, gli elettori votavano per più candidati quanti erano i seggi da assegnare, e i più votati venivano eletti. Sebbene anche questo sistema avesse limiti, evitava la concentrazione di potere in pochi distretti manipolati.
Oggi, l'adozione di un sistema proporzionale potrebbe ridurre drasticamente la gerrymandering e garantire una rappresentanza più equa delle minoranze, dei giovani e delle comunità svantaggiate. Inoltre, favorirebbe una maggiore diversità politica all'interno del Congresso, contrastando la tendenza a formare assemblee monocromatiche e monolitiche.
Le prossime mosse: cosa può fare il Congresso
Per attuare questa riforma, il Congresso dovrebbe approvare una legge che sostituisca i distretti uninominali con un sistema proporzionale. Questo richiederebbe:
- Un emendamento alla legge elettorale federale, che stabilisca i criteri per l'assegnazione dei seggi in base ai voti ottenuti dai partiti o dalle liste di candidati.
- La collaborazione tra Camera e Senato, con il sostegno del presidente, per superare eventuali ostruzionismi repubblicani.
- Una campagna di sensibilizzazione pubblica per spiegare i vantaggi di un sistema più democratico e inclusivo.
«La democrazia non può sopravvivere se una parte della popolazione viene sistematicamente esclusa dal processo decisionale. Abolire i distretti uninominali è un passo necessario per restituire voce a milioni di elettori.»
Conclusione: una riforma urgente per il futuro degli Stati Uniti
La sentenza della Corte Suprema ha reso evidente che il sistema attuale non è più sostenibile. Riforme strutturali della Corte e una revisione del sistema elettorale sono due facce della stessa medaglia: entrambe mirano a proteggere il diritto di voto e a garantire una rappresentanza equa.
Mentre i democratici valutano le opzioni per contrastare la gerrymandering razziale, l'abolizione dei distretti uninominali emerge come una soluzione pragmatica e storicamente fondata. Solo così sarà possibile costruire una democrazia più giusta e inclusiva per le future generazioni.