Una nuova ricerca getta luce sui motivi per cui il cancro al pancreas risulta così difficile da trattare. Questo tumore può rimanere silente per anni, sviluppandosi senza sintomi evidenti fino a quando non viene diagnosticato. Anche dopo la rimozione chirurgica di un tumore pancreatico, altre cellule tumorali possono nascondersi e riattivarsi in seguito.

Gli studiosi dell’Università di Rochester Medicine hanno compiuto un’importante scoperta in laboratorio, che potrebbe aprire la strada a nuove terapie immunologiche più efficaci. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Developmental Cell.

«Il cancro al pancreas rappresenta una sfida urgente, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni inferiore al 13%», afferma Darren Carpizo, chirurgo-scienziato e membro del Wilmot Cancer Institute, che ha guidato lo studio. «Spesso assisto pazienti che, nonostante l’intervento chirurgico, subiscono una recidiva. Questo è frustrante. Il nostro studio ci avvicina alla comprensione di come le cellule tumorali pancreatiche riescano a nascondersi per lungo tempo e di come possiamo contrastarle».

Un aspetto distintivo del cancro al pancreas è la sua capacità di evadere il sistema immunitario. Questo spiega perché molte delle immunoterapie più promettenti sviluppate negli ultimi anni, che stimolano il sistema immunitario a combattere il tumore, risultano inefficaci in questo caso.

Il team di Carpizo ha identificato un gene, Dec2, con attività finora sconosciute, che permette alle cellule tumorali pancreatiche di mascherarsi quando i linfociti T citotossici cercano di distruggerle. Dec2 agisce regolando una molecola sulla superficie delle cellule tumorali. Tuttavia, quando i ricercatori hanno disattivato Dec2 in laboratorio, le cellule immunitarie sono riuscite a individuare e attaccare le cellule tumorali pancreatiche, aprendo la possibilità che Dec2 possa diventare un nuovo bersaglio terapeutico.

Un’altra scoperta sorprendente riguarda il ritmo circadiano di Dec2. Questo gene segue un ciclo «sonno-veglia» interno, con livelli che variano durante il giorno all’interno delle cellule tumorali pancreatiche. I ricercatori hanno così dimostrato che il momento della giornata in cui i linfociti T cercano di uccidere le cellule tumorali è fondamentale, una scoperta innovativa secondo Carpizo.

Questa scoperta fornisce una spiegazione biologica al perché alcune immunoterapie funzionino meglio se somministrate in determinate ore del giorno. Ad esempio, i clinici hanno osservato che la somministrazione di immunoterapia al mattino risulta più efficace rispetto alla sera, spiega Carpizo.

Recentemente, è stata testata un’innovativa vaccino a mRNA contro il cancro al pancreas. In uno studio clinico condotto al Memorial Sloan Kettering su 16 pazienti, metà dei partecipanti ha mostrato un miglioramento della sopravvivenza grazie alla risposta immunitaria generata dal vaccino. Tuttavia, Carpizo sottolinea che rimane una preoccupazione per gli altri otto pazienti che non hanno risposto alla terapia.

«I vaccini come questo dipendono dalla capacità dei linfociti T di individuare e distruggere le cellule tumorali», afferma. «La nostra ricerca ha implicazioni importanti anche in questo ambito, poiché se l’azione di Dec2 impedisce al vaccino di funzionare, sarà necessario sviluppare strategie alternative».