Un’agenzia sotto nuova gestione

L’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump ha trasformato segretamente l’USCIS (United States Citizenship and Immigration Services), l’agenzia federale che si occupa di visti, green card e naturalizzazioni, in uno strumento per accelerare le deportazioni. Secondo un documento interno visionato da The New Yorker, è stato creato un nuovo reparto operativo: la Tactical Operations Division.

Questa divisione, composta da circa 80 persone, si concentra su quattro aree principali:

  • Denaturalizzazione: revoca della cittadinanza per chi l’ha ottenuta in modo fraudolento;
  • Re-vetting dei rifugiati: riesame delle domande di asilo già approvate;
  • Contrasto alle frodi e sicurezza nazionale;
  • Operazioni per residenti permanenti: identificazione di casi in cui revocare lo status di LPR (Legal Permanent Resident).

Il reparto è diretto da Danny Andrade, già responsabile del nuovo ufficio USCIS di Nashville.

Personale in calo, casi in attesa alle stelle

La riorganizzazione avviene in un contesto di crisi interna. Secondo Sarah Pierce, ex analista dell’USCIS, l’agenzia ha perso migliaia di dipendenti nel 2023, con una riduzione del 11% della forza lavoro. Il backlog delle pratiche ha raggiunto livelli record, quasi il doppio rispetto al 2020, mentre la divisione anti-frode è cresciuta in modo significativo.

«Nonostante le risorse scarse e i casi in attesa, il direttore Joseph Edlow continua a dirottare fondi dall’elaborazione delle domande verso attività di deportazione», ha scritto Pierce su X.

Nuove regole e assunzioni mirate

Per rafforzare il nuovo orientamento, l’amministrazione Trump ha introdotto una normativa che permette all’USCIS di assumere agenti specializzati con il compito di effettuare arresti. Le ultime offerte di lavoro pubblicate dall’agenzia cercano figure come i “Homeland Defenders”, profili con competenze in sicurezza e applicazione della legge.

«L’USCIS sta diventando sempre più un braccio dell’apparato repressivo, non un’agenzia che gestisce l’immigrazione legale», ha dichiarato un ex funzionario dell’agenzia, che ha chiesto di restare anonimo.

Le conseguenze per i migranti

La trasformazione dell’USCIS solleva preoccupazioni sulla certezza giuridica per chi aspira a ottenere la cittadinanza o il permesso di soggiorno. La revoca dello status di residente permanente o la revoca della cittadinanza, anche a distanza di anni, rischia di creare un clima di insicurezza tra chi ha già ottenuto un riconoscimento legale.

Critici e organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato un uso strumentale delle procedure di controllo, con il rischio di colpire anche persone in regola. «Queste misure non servono a combattere le frodi, ma a seminare paura», ha affermato un avvocato specializzato in immigrazione.