Una nuova era politica in Ungheria

Il partito Tisza, guidato da Péter Magyar, ha inflitto una sconfitta storica al primo ministro ungherese Viktor Orbán e al suo partito Fidesz, mettendo fine a 16 anni di governo. La vittoria elettorale, avvenuta ad aprile, segna un punto di svolta per l’Ungheria e solleva interrogativi sulle future politiche climatiche ed energetiche del paese.

Orbán e la sua eredità: tra scetticismo e pragmatismo climatico

Sotto la leadership di Orbán, l’Ungheria ha adottato una posizione ambivalente nei confronti delle politiche climatiche. Da un lato, il governo ha sostenuto obiettivi come la neutralità carbonica al 2050, la dismissione delle centrali a carbone entro il 2029 e l’espansione dell’energia solare. Dall’altro, Orbán ha più volte criticato gli obiettivi climatici dell’UE, definendoli una «fantasia utopistica» che minaccia la classe media.

Nonostante il suo scetticismo dichiarato, Orbán ha evitato di abbracciare apertamente il negazionismo climatico, preferendo un approccio «pragmatico». In occasione del COP29 nel 2024, ha dichiarato:

«Dobbiamo continuare ad avanzare nella transizione verde, ma mantenendo l’uso di gas naturale, petrolio ed energia nucleare. La nostra politica climatica deve essere guidata dal buon senso, non dall’ideologia o dal panico».

Le politiche energetiche di Orbán: dipendenza dai combustibili fossili russi

L’Ungheria ha giocato un ruolo chiave nel blocco delle politiche climatiche dell’UE, in particolare opponendosi a misure ambiziose e ritardando la dismissione delle importazioni di gas russo. Questa posizione ha attirato critiche da parte di molti Stati membri, preoccupati per l’impatto sulla coesione europea.

Cosa cambierà con il governo Magyar?

Péter Magyar non ha posto il clima al centro della sua campagna elettorale, ma il manifesto di 243 pagine del partito Tisza include diverse proposte in materia energetica e ambientale, come:

  • Programmi di efficientamento energetico degli edifici;
  • Elettrificazione delle ferrovie;
  • Interventi contro la siccità;
  • Un obiettivo al 2035 per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia.

Gli esperti interpellati da Carbon Brief suggeriscono che il nuovo governo potrebbe accelerare l’accesso ai fondi UE per progetti «verdi», ma avvertono: «Non si tratta di una svolta progressista». L’Ungheria difficilmente diventerà un leader climatico in Europa, ma potrebbe risultare meno ostile alle politiche UE.

Le sfide per il nuovo esecutivo

Nonostante le promesse, il governo Magyar dovrà affrontare diverse sfide:

  • Ridurre la dipendenza dal gas russo senza compromettere la stabilità energetica;
  • Trovare un equilibrio tra crescita economica e transizione ecologica;
  • Mantenere il sostegno dell’UE, cruciale per l’accesso ai fondi strutturali.

Secondo gli analisti, la priorità del nuovo governo sarà probabilmente la stabilità politica ed economica, piuttosto che una radicale trasformazione verde. Tuttavia, la fine dell’era Orbán potrebbe aprire a una collaborazione più costruttiva con Bruxelles su clima ed energia.

Conclusioni: un futuro incerto per la politica climatica ungherese

La vittoria di Magyar rappresenta un cambiamento significativo, ma non una rivoluzione verde. L’Ungheria continuerà probabilmente a perseguire una transizione energetica graduale, con un occhio di riguardo alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla competitività economica. Resta da vedere se il nuovo governo saprà cogliere l’opportunità di allinearsi alle ambizioni climatiche dell’UE, senza compromettere la propria sovranità decisionale.