Il remake della serie TV Man on Fire, basato sul romanzo bestseller di A.J. Quinnell, porta Yahya Abdul-Mateen II a raccogliere l’eredità di Denzel Washington, che nel 2004 aveva interpretato John Creasy nell’omonimo film. Tuttavia, l’attore non si lascia intimidire: dopo aver conquistato critica e pubblico con ruoli come Doctor Manhattan in Watchmen e Wonder Man nei Marvel Studios, Abdul-Mateen si cimenta in una nuova sfida, questa volta come protagonista e produttore esecutivo della serie Netflix.
Ambientata in Brasile, la trama si sposta da Italia e Messico delle versioni precedenti, offrendo a Abdul-Mateen uno scenario ricco di colori e tensione. Il suo Creasy, pur seguendo la scia del personaggio cupo e autodistruttivo di Washington, ha sette episodi per sviluppare una versione più personale e profonda. A differenza dei film, nella serie Creasy deve proteggere Poe Rayburn (Billie Boullet), un’adolescente con maggiore autonomia rispetto alla versione originale interpretata da Dakota Fanning.
Il padre di Poe, Paul (Bobby Cannavale), affida Creasy a Rio de Janeiro dopo il fallimento dei suoi tentativi di suicidio. Qui, Creasy scopre il ruolo cruciale che dovrà giocare nella vita della ragazza, inizialmente restia a lasciare gli Stati Uniti. Con il progredire della storia, Poe e Creasy si ritrovano coinvolti in una spirale di violenza, costringendo il protagonista a superare depressione e ansia sociale per mettere in campo tutte le sue abilità di mercenario.
In un paese straniero, Creasy deve fare affidamento su alleati di cui non sempre può fidarsi. Il suo percorso si intreccia con quello di Valeria (Alice Braga), una guida esperta che lo introduce nei meandri delle favelas. Qui, il gruppo si arricchisce di nuovi personaggi, tra cui Marina (Pamela Germano), figlia di Valeria, e Livro (Jefferson Baptista), un ragazzo timido che si lega a Poe ma si rivela inadatto alla vita pericolosa del fratello.
Con una narrazione più snella rispetto ai film precedenti, la serie offre a Abdul-Mateen lo spazio per imprimere il proprio marchio sul personaggio, dimostrando ancora una volta la sua versatilità tra grandi produzioni e progetti indipendenti.