Negli ultimi anni, la politica elettorale statunitense ha visto un cambiamento radicale nelle priorità dei partiti. L’antico motto di James Carville, stratega di Bill Clinton, «è l’economia, stupido», sembra ormai dimenticato. Sotto l’amministrazione Biden, le questioni sociali e culturali hanno guadagnato terreno, mentre temi come il salario minimo a 15 dollari e la lotta alla speculazione sui prezzi alimentari sono stati messi in secondo piano. Anche la campagna presidenziale di Kamala Harris non ha posto questi argomenti al centro del dibattito.

Dall’altra parte, Donald Trump, che aveva promesso di abbassare i prezzi dei beni di consumo, ha visto invece un aumento generalizzato dei costi. Le sue politiche protezionistiche e la guerra con l’Iran hanno contribuito a destabilizzare il mercato energetico, rendendo la crisi del costo della vita una priorità assoluta per gli elettori.

Questa situazione ha spinto entrambi i partiti a rivedere le proprie strategie in vista delle elezioni di medio termine del 2026 e di quelle presidenziali del 2028. Il nuovo termine chiave è «affordability», una parola che riecheggia in documenti politici, spot pubblicitari e discorsi elettorali. Il concetto, reso popolare dal sindaco di New York Zohran Mamdani nel 2025, si concentra sulle questioni pratiche che toccano le famiglie, proprio come suggeriva Carville.

Ma cosa significa davvero «affordability»? Per alcuni, è la lotta agli aumenti dei prezzi; per altri, è la garanzia di salari dignitosi. Anche Trump ha usato il termine, definendolo una «bufala», dimostrando quanto sia ambiguo e dibattuto.

Per approfondire il significato di questa parola d’ordine e analizzare le proposte politiche che la sostengono, abbiamo parlato con il deputato Greg Casar (D-TX), presidente del Congressional Progressive Caucus. Il gruppo ha recentemente presentato la «New Affordability Agenda», un piano in 10 punti che delinea in modo concreto cosa intendono i democratici progressisti con il termine «affordability».

La tempistica della proposta non è casuale: i democratici non sono attualmente in maggioranza al Congresso, e Trump rimane alla Casa Bianca. Perché, quindi, pubblicare questo piano ora? E quali delle sue proposte potrebbero ottenere un sostegno bipartisan?

Le priorità della «New Affordability Agenda»

Il piano del Congressional Progressive Caucus si concentra su dieci punti chiave per ridurre i costi per le famiglie americane. Tra le misure proposte:

  • Controllo dei prezzi alimentari: lotta alla speculazione e agli aumenti arbitrari dei prezzi nei supermercati.
  • Salario minimo dignitoso: aumento del salario minimo federale a 15 dollari l’ora, con adeguamenti automatici all’inflazione.
  • Tassazione equa: imposizione di aliquote più elevate per i redditi più alti e le grandi corporation per finanziare servizi pubblici essenziali.
  • Energia accessibile: investimenti nelle energie rinnovabili per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e abbassare le bollette.
  • Assistenza sanitaria universale: espansione dei programmi pubblici per garantire cure mediche a prezzi accessibili.
  • Alloggi a prezzi contenuti: incentivi per la costruzione di abitazioni sociali e controllo degli affitti.
  • Trasporti pubblici efficienti: potenziamento dei servizi di trasporto locale per ridurre i costi di spostamento.
  • Istruzione gratuita: accesso universale a college e università pubbliche senza debiti.
  • Protezione dei lavoratori: rafforzamento dei diritti sindacali e contrasto allo sfruttamento del lavoro.
  • Trasparenza finanziaria: regolamentazione dei mercati per prevenire abusi e manipolazioni dei prezzi.

«Questo piano non è solo una lista di richieste, ma una strategia concreta per migliorare la vita delle famiglie americane», ha dichiarato Casar. «I democratici progressisti vogliono dimostrare che esiste un’alternativa alle politiche economiche che hanno favorito solo i ricchi e le grandi aziende».

Perché ora? La strategia dei progressisti

La pubblicazione della «New Affordability Agenda» in un momento di debolezza politica per i democratici potrebbe sembrare controintuitiva. Tuttavia, secondo Casar, è proprio in questi frangenti che diventa necessario presentare alternative chiare e convincenti.

«Non possiamo aspettare di essere al potere per proporre soluzioni. Dobbiamo essere pronti a guidare il dibattito pubblico e a costringere anche i nostri avversari a confrontarsi con queste idee. La crisi del costo della vita non può più essere ignorata».

Il piano progressista si propone di affrontare le cause strutturali dell’aumento dei prezzi, puntando il dito contro le grandi corporation e i ricchi, accusati di approfittare della situazione per arricchirsi ulteriormente. «Le famiglie americane stanno lottando per arrivare a fine mese», ha aggiunto Casar. «È nostro dovere offrire loro una via d’uscita».

Le sfide e le opportunità

Nonostante l’urgenza del tema, la «New Affordability Agenda» si scontra con una realtà politica complessa. Con Trump ancora alla Casa Bianca e i repubblicani controlli la Camera, le possibilità di approvazione di queste misure sono scarse. Tuttavia, Casar è convinto che il piano possa servire da base per future battaglie politiche.

«Anche se non riusciremo a far approvare tutte le nostre proposte, vogliamo che questo piano diventi un punto di riferimento per il dibattito pubblico. Speriamo che anche i nostri avversari siano costretti a prendere posizione su questi temi».

Il deputato progressista sottolinea inoltre l’importanza di coinvolgere i cittadini in questa battaglia. «La politica non può essere solo una questione di élite. Dobbiamo ascoltare le voci delle famiglie che faticano ogni giorno a pagare affitto, bollette e spese mediche».

Per ascoltare l’intervista completa con Greg Casar e approfondire la «New Affordability Agenda», è possibile seguire il podcast America, Actually o guardare la versione video su Vox’s YouTube channel.

Fonte: Vox