Imperial Valley, California — I cartelli bianchi con la scritta "Non nel mio giardino" spuntano nei prati di una tranquilla cittadina a 115 miglia a est di San Diego. Per i residenti, come Margie Padilla, è la prima avvisaglia di un progetto che potrebbe cambiare per sempre il volto della zona. La donna, 43 anni, madre di due figli, ha scoperto online la proposta di un data center da 950.000 metri quadrati, due piani e 330 megawatt di potenza, destinato a diventare il più grande dello stato.
Se realizzato entro il 2028, come previsto dal developer Sebastian Rucci, l’impianto occuperà una superficie pari a 17 campi da football e consumerà 750.000 litri d’acqua al giorno. Una quantità che preoccupa i locali, già alle prese con bollette salate e spese familiari sempre più alte.
«Ho sentito parlare di questo progetto un anno fa, e da allora la mia preoccupazione è cresciuta», racconta Padilla, mentre si protegge dal sole con una mano. «Posso solo immaginare come saliranno le tariffe una volta che il data center sarà operativo».
La sua non è un’opinione isolata. Secondo un sondaggio della US Water Alliance, il 54% degli americani è molto preoccupato per l’impatto dei data center sulla qualità e disponibilità dell’acqua, oltre che sui costi. Due terzi degli intervistati ritengono che gli stati dovrebbero adottare piani specifici per gestire questa emergenza.
Un progetto da 10 miliardi di dollari tra promesse e incertezze
Rucci, lo sviluppatore, assicura che il progetto è stato studiato nei dettagli: «Abbiamo analizzato l’impatto sull’aria, sull’acqua e sulla rete elettrica. Possiamo gestire tutto». Tuttavia, le autorità locali non hanno fornito rassicurazioni. In una nota, hanno semplicemente ammesso che il progetto è oggetto di cause legali e che gli effetti a lungo termine sulle risorse idriche e energetiche non sono ancora stati valutati.
Imperial Valley, una zona già colpita da crisi idriche ricorrenti, rischia di diventare il simbolo di una contraddizione: da un lato, la California si posiziona come leader nella transizione verde, dall’altro, l’espansione dei data center — essenziali per l’economia digitale — potrebbe aggravare la scarsità d’acqua.
Il futuro dei data center in California: tra opportunità e rischi
Entro pochi anni, la California ospiterà oltre 300 data center, secondo le stime. Tra questi, almeno due dozzine sono in fase di sviluppo in questo momento. Ma mentre le aziende tecnologiche cercano location economiche e con accesso a energia pulita, le comunità locali si chiedono: chi pagherà il prezzo dell’acqua?
«Non è giusto che noi, che già faticiamo ad arrivare a fine mese, dobbiamo sobbarcarci anche i costi di un progetto del genere», afferma Padilla. «Dovrebbero essere loro a garantire che non ci saranno ripercussioni sulle nostre bollette».
Il dibattito è destinato a intensificarsi. Con sempre più aziende che spostano i propri dati nel cloud e la domanda di infrastrutture digitali in crescita, la California si trova di fronte a una scelta difficile: accogliere il progresso senza compromettere le risorse naturali.