La guerra in Iran ha rappresentato un’opportunità senza precedenti per la Cina, che ha saputo sfruttare al meglio la distrazione e le divisioni degli Stati Uniti. Senza mai sparare un colpo né investire risorse finanziarie, Pechino ha consolidato la propria influenza diplomatica, rafforzato la sua posizione nel settore delle energie pulite e ottenuto preziose informazioni sull’efficacia militare americana.

Le implicazioni di questa strategia sono vaste: dalla sicurezza delle catene di approvvigionamento all’approvvigionamento energetico, fino al rischio geopolitico e alla corsa tecnologica per l’intelligenza artificiale e le armi avanzate. Anche se si intravede una possibile distensione tra Stati Uniti e Iran, le ripercussioni nello Stretto di Hormuz continuano a farsi sentire. Il danno strategico è già stato fatto.

Per i pianificatori militari cinesi, che valutano uno scenario di invasione di Taiwan, il conflitto in Iran è stato una lezione più preziosa di qualsiasi simulazione. Gli Stati Uniti hanno impiegato circa l’80% delle loro scorte di missili stealth JASSM-ER nel conflitto, spostando risorse dal Pacifico al Golfo Persico. La guerra ha impoverito le scorte americane di missili Tomahawk, Patriot e THAAD, oltre che di droni. Pechino ha così potuto osservare in diretta l’efficacia dell’intelligenza artificiale nella guerra moderna, la rotazione dei gruppi portaerei e l’impatto dei droni iraniani a basso costo sui sistemi di difesa statunitensi.

Dal punto di vista energetico, la Cina è emersa come uno dei principali beneficiari dello shock generato dalla guerra. Quando le forniture di petrolio e gas vengono utilizzate come arma, i paesi dipendenti dalle importazioni accelerano lo sviluppo delle energie rinnovabili. La Cina, che detiene oltre il 70% delle catene di approvvigionamento globali di solare, eolico, batterie e veicoli elettrici, ne ha tratto un vantaggio competitivo. Più a lungo lo Stretto di Hormuz rimane instabile, maggiore sarà la dipendenza mondiale dalla Cina in questo settore.

Nonostante circa la metà delle sue importazioni di petrolio passi attraverso Hormuz, la Cina è autosufficiente per l’85% del suo fabbisogno energetico. Le energie rinnovabili e il nucleare rappresentano ormai oltre il 20% del consumo totale, superando il petrolio come seconda fonte di energia nel 2023. Le sue riserve strategiche di petrolio sono piene e pronte a fronteggiare eventuali crisi.

Dal punto di vista diplomatico, la Cina ha registrato un successo senza precedenti. Mentre l’ex presidente Trump minacciava di ridurre l’Iran «ai tempi della pietra», Pechino ha agito da mediatore discreto, aiutando il Pakistan a portare entrambe le parti al tavolo delle trattative a Islamabad. Nel frattempo, capitali come Riyadh e Giacarta stanno valutando a quale superpotenza allinearsi. Come sottolinea Ian Bremmer, gli alleati degli Stati Uniti hanno visto Washington ritirare asset di difesa missilistica dalla Corea del Sud, lasciare i partner asiatici senza copertura Patriot e spostare la potenza navale dal Pacifico al Golfo. Il messaggio ricevuto da Seul, Tokyo, Canberra e Taipei è chiaro: gli impegni di sicurezza americani hanno un asterisco.

La guerra in Iran ha anche dato un impulso significativo alla strategia cinese sull’intelligenza artificiale. Il massiccio sviluppo di infrastrutture AI nel Golfo, finanziato da giganti come Microsoft, Oracle e Nvidia, ora affronta rischi geopolitici a causa degli attacchi iraniani contro obiettivi legati alla tecnologia nella regione. La Cina, che già possiede la seconda capacità di calcolo AI al mondo, non ha bisogno della cooperazione del Golfo per crescere. Ogni dollaro di investimento occidentale che si blocca in Medio Oriente è un dollaro in meno per costruire alternative all’infrastruttura cinese.

Un altro vantaggio strategico per la Cina, spesso trascurato, riguarda le terre rare. Attualmente, gli Stati Uniti non dispongono di una capacità significativa di separazione delle terre rare su larga scala. La Cina controlla circa il 70% dell’estrazione mondiale e il 90% della raffinazione e della produzione di magneti, elementi fondamentali per la produzione di tecnologie avanzate, dai semiconduttori alle armi di precisione.

Fonte: Axios