Il Maine ha approvato una moratoria sulla costruzione di grandi data center, diventando il primo stato degli USA a porre un freno allo sviluppo di queste infrastrutture ad alta intensità energetica. La legge, denominata LD 307, vieta alle amministrazioni locali e statali di approvare nuovi progetti che richiedano almeno 20 megawatt di energia elettrica fino a ottobre 2027. Ora attende la firma della governatrice Janet Mills, che non ha ancora espresso la propria posizione sull’atto.

La decisione del Maine si inserisce in un contesto nazionale in cui una dozzina di stati stanno valutando misure simili per limitare o sospendere la costruzione di data center, a causa delle crescenti preoccupazioni riguardo al loro impatto ambientale, al consumo di acqua e all’aumento dei costi energetici per i cittadini. L’opposizione ai progetti è alimentata anche dalla paura che l’espansione dell’intelligenza artificiale, strettamente legata ai data center, possa determinare una perdita massiccia di posti di lavoro.

Secondo gli analisti, anche Minnesota e Illinois potrebbero presto seguire l’esempio del Maine, nonostante al momento non esistano proposte legislative concrete in Illinois. Attualmente, i data center statunitensi registrano una domanda energetica superiore ai 50 gigawatt, una cifra che raddoppia il picco di consumo dell’intera rete elettrica del New England, che copre sei stati tra cui il Maine. La situazione è destinata a peggiorare con la pianificazione di nuovi centri dati di dimensioni ancora maggiori.

La sfida principale riguarda la capacità della rete elettrica di soddisfare questa domanda crescente e la protezione delle famiglie dai rincari delle bollette causati dall’aumento dei consumi industriali. Il dibattito in Maine riflette anche le divisioni politiche: la legge è stata approvata dalla Camera con 79 voti favorevoli e 62 contrari, e dal Senato con 21 a 13. I democratici, che controllano entrambe le camere, hanno definito la moratoria come un’opportunità per definire regole più stringenti. I repubblicani, invece, hanno criticato la misura, sostenendo che scoraggerà gli investimenti e danneggerà l’economia.

La legge istituisce una commissione speciale incaricata di valutare i rischi associati ai data center e di proporre nuove politiche al legislatore. Attualmente, il Maine ospita circa 10 data center, nessuno dei quali di dimensioni tali da scatenare le proteste che hanno coinvolto stati come la Virginia e il Texas. L’obiettivo della moratoria, secondo la rappresentante democratica Melanie Sachs, prima firmataria del provvedimento, è imparare dagli errori altrui: «Dobbiamo assicurarci che il nostro quadro normativo sia all’altezza della situazione».

Tra i contrari alla legge c’è il senatore repubblicano Matt Harrington, che ha sottolineato come la moratoria possa bloccare o ritardare progetti milionari, tra cui quelli discussi nelle comunità di Sanford e Jay. «Si tratta di miliardi di dollari di potenziali investimenti per il Maine», ha dichiarato durante il dibattito. Mills aveva già indicato la necessità di includere una deroga per alcuni progetti, ma al momento non è chiaro se la legge definitiva conterrà questa eccezione.

Fonte: Grist