Il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, uno degli appuntamenti più attesi per gli addetti ai lavori, ha recentemente riunito oltre 2.000 giornalisti provenienti da tutto il mondo, tra cui 526 relatori, per quattro giorni di confronti su cosa attende il settore. Tra le conferenze più partecipate, spicca quella dedicata all’evoluzione della formazione giornalistica nell’era dell’intelligenza artificiale, tema su cui l’autore di questo articolo ha portato la propria testimonianza.
Tra le molteplici proposte emerse, cinque idee in particolare hanno catturato l’attenzione per la loro capacità di coniugare umanità, innovazione e sostenibilità, anche in un contesto di contrazione del mercato. Ecco quali sono.
Il giornalismo dal vivo: quando la notizia diventa spettacolo
Diario Vivo, progetto spagnolo con sede a Madrid, sta rivoluzionando il modo di raccontare le storie attraverso performance dal vivo. Giornalisti e cittadini salgono sul palco per condividere storie personali, senza registrazioni né filtri. Il pubblico non sa in anticipo quali storie ascolterà, ma l’obiettivo è chiaro: emozionare, coinvolgere e ricostruire la fiducia tra media e cittadini.
Nato nel 2017 con appena 100 spettatori, Diario Vivo oggi riempie sale da 1.000 posti e vanta oltre 25.000 spettatori in diverse città europee. Un format che dimostra come il giornalismo possa essere teatrale, immediato e profondamente umano.
Anche in Germania, Correctiv, una delle principali testate nonprofit del paese, sta portando il giornalismo investigativo sul palco. Attraverso rappresentazioni teatrali interpretate da attori professionisti, le inchieste diventano spettacoli che raggiungono un pubblico più ampio. Secondo David Schraven, editore di Correctiv, due ore di teatro equivalgono a 3,6 milioni di secondi spesi su TikTok, ma con un impatto ben più profondo.
Questi progetti si inseriscono in una tradizione che ha visto fiorire iniziative come Pop-Up Magazine, nata in California nel 2009 e diventata un fenomeno di culto con spettacoli sold-out in tutto il Nord America, fino alla chiusura nel 2023 a causa della pandemia. Ora, Diario Vivo e Correctiv stanno rilanciando questa forma di giornalismo dal vivo, dimostrando che la narrazione in tempo reale può essere potente quanto quella digitale.
Le nonprofit journalism: modelli sostenibili per un futuro possibile
Durante il festival, cinque leader di testate nonprofit hanno condiviso le strategie che stanno funzionando per garantire indipendenza e crescita.
ProPublica, una delle realtà più autorevoli nel panorama del giornalismo investigativo, conta oggi 90.000 donatori individuali, riducendo così la dipendenza da singoli finanziatori. La testata è presente su undici piattaforme diverse e collabora con centinaia di editori, dal New York Times a NPR. Attualmente sta sviluppando una rete locale di reportage per ampliare la copertura territoriale.
The 19th, fondata e diretta da Emily Ramshaw, ha raccolto 30 milioni di dollari in soli sei mesi grazie a una campagna di fundraising mirata. Ramshaw ha iniziato inviando 100 messaggi a settimana a potenziali donatori, concentrandosi su figure non tradizionali nel mondo della filantropia, come sostenitori dei diritti delle donne. Ora punta a raccogliere tra i 100 e i 200 milioni di dollari per garantire stabilità a lungo termine. I suoi account Instagram e LinkedIn, inizialmente considerati investimenti minori, si sono rivelati fondamentali per la raccolta fondi.
Il Center for Investigative Reporting ha recentemente fuso le forze con Mother Jones, ampliando il proprio portfolio per includere documentari, podcast e contenuti digitali. Secondo la CEO Monika Bauerlein, la testata ha raggiunto 50 milioni di visualizzazioni video nei primi tre mesi del 2026. Il suo consiglio ai colleghi: «Smettere di aggrapparsi al passato e abbracciare il cambiamento».
MLK50, con sede a Memphis, ha fatto della sua mission «Giustizia attraverso il giornalismo» il proprio motto. La testata, che si concentra su temi sociali e diritti civili, dimostra come anche realtà locali possano crescere e impattare a livello nazionale.
L’IA al servizio del giornalismo: opportunità e sfide
Uno dei temi più discussi al festival è stato l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro giornalistico. L’autore dell’articolo ha partecipato a una tavola rotonda su come la formazione dei giornalisti debba evolversi quando l’IA si occupa di compiti di livello entry-level. L’obiettivo? Formare professionisti capaci di concentrarsi su ciò che l’IA non può fare: analisi critica, storytelling e relazione con il pubblico.
Le idee emerse a Perugia dimostrano che, nonostante le difficoltà del settore, il giornalismo ha ancora un futuro luminoso. Che si tratti di performance dal vivo, modelli nonprofit o innovazione tecnologica, l’importante è mantenere vivo il rapporto con i lettori e adattarsi ai tempi senza perdere di vista la propria missione.