La Corte d'Appello degli Stati Uniti per il Sesto Circuito ha recentemente confermato la validità di una legge federale del 1868 che vieta la distillazione di alcolici in ambito domestico. La sentenza, emessa nel caso Ream v. Department of the Treasury, rappresenta un punto di rottura con una decisione opposta del Quinto Circuito, creando così un contrasto giurisprudenziale che potrebbe portare la questione dinanzi alla Corte Suprema.

Il tribunale ha stabilito che la legge è legittimata dal potere fiscale del Congresso e dalla Clausola Necessaria e Opportuna, che consente di emanare norme per l'attuazione di poteri federali. Tuttavia, secondo gli analisti, la sentenza presenta gravi lacune giuridiche.

Le motivazioni della corte e le critiche degli esperti

Il giudice Raymond Kethledge, autore della sentenza, ha sostenuto che la legge è "necessaria" perché, vietando la distillazione casalinga, incentiverebbe la produzione di alcolici in ambiti soggetti a tassazione, aumentando così le entrate fiscali federali. Tuttavia, la decisione è stata aspramente criticata per aver esteso in modo eccessivo il concetto di "necessità", una definizione che, secondo alcuni giuristi, risulta troppo ampia e discutibile.

Il vero punto debole della sentenza, però, riguarda la legittimità della legge ai sensi della Clausola Necessaria e Opportuna. Come sottolineato dalla Corte Suprema nel caso NFIB v. Sebelius (2012), una legge può essere considerata "opportuna" solo se è accessoria all'esercizio di un potere federale enumerato, e non può costituire un potere indipendente e sostanziale.

Il giudice Edith Jones, nel suo parere dissenziente al Quinto Circuito, aveva già evidenziato come questa interpretazione aprirebbe la strada a un potere congressuale quasi illimitato:

"Secondo la logica del governo, il Congresso potrebbe criminalizzare quasi ogni attività domestica solo perché potrebbe nascondere un'attività tassabile."

Le peculiarità del caso: perché l'alcol è diverso

I sostenitori della legge hanno cercato di giustificare la sentenza affermando che l'alcol rappresenta un caso unico, data la sua storia secolare di evasione fiscale. Secondo la corte, il Congresso avrebbe basato la sua decisione su dati concreti, tra cui testimonianze raccolte durante un mese di audizioni parlamentari, che dimostrerebbero la necessità del divieto per combattere l'evasione fiscale sulle bevande alcoliche.

Tuttavia, gli oppositori sottolineano che questa argomentazione non tiene conto del fatto che la legge non impone direttamente alcuna tassa, ma si limita a vietare un'attività che potrebbe ridurre le entrate fiscali. Inoltre, la sentenza solleva interrogativi su come questa interpretazione potrebbe essere estesa ad altri settori, aprendo a potenziali abusi del potere congressuale.

La questione, ora, potrebbe essere risolta dalla Corte Suprema, che dovrà decidere se confermare o meno il divieto federale di distillazione casalinga di alcolici.

Fonte: Reason