L’incidente verificatosi durante il Galà dei Giornalisti della Casa Bianca, durante il quale Donald Trump è stato coinvolto in un presunto tentativo di aggressione, ha scatenato una nuova ondata di accuse da parte della destra contro i Democratici e la sinistra. Secondo alcuni esponenti conservatori, esisterebbe una cultura dell’assassinio all’interno del Partito Democratico.

Tra i principali accusatori figurano Laura Ingraham, conduttrice di Fox News, che ha parlato di una «cultura dell’assassinio» nella sinistra, e Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, che ha interpretato frasi come «le teste devono rotolare» come incitamenti alla violenza quando pronunciate da politici democratici. Anche Todd Blanche, procuratore generale ad interim, ha accusato i media di essere responsabili di alimentare la violenza con critiche e insulti rivolti al presidente.

Un altro caso emblematico è quello di Batya Ungar-Sargon, conduttrice di NewsNation, che in un articolo su Substack ha sostenuto che il raduno di Charlottesville del 2017, organizzato da gruppi di estrema destra, sarebbe stato finanziato dalla Southern Poverty Law Center (SPLC), un’organizzazione progressista. Tuttavia, questa affermazione è priva di fondamento: l’accusa federale contro la SPLC riguarda il pagamento di informatori all’interno di gruppi estremisti di destra, ma non prova in alcun modo che il raduno fosse una messinscena o un’operazione orchestrata dalla sinistra.

Ungar-Sargon ha inoltre citato un sondaggio YouGov del settembre 2025, secondo cui i liberali sarebbero più inclini a giustificare la violenza politica rispetto ai conservatori. In particolare, tra gli under 45, il 26% dei liberali contro il 7% dei conservatori avrebbe dichiarato che la violenza è talvolta accettabile per raggiungere obiettivi politici. Tuttavia, questo sondaggio è stato condotto subito dopo l’omicidio di Charlie Kirk, e i dati mostrano che sia i Democratici che i Repubblicani tendono a considerare la violenza politica un «problema molto grave» dopo attacchi violenti contro i propri rappresentanti.

Altri sondaggi dipingono un quadro diverso. Un’indagine NPR/PBS News/Marist del settembre 2025 ha rilevato che il 31% dei Repubblicani e il 28% dei Democratici concordano con l’affermazione secondo cui «gli americani potrebbero dover ricorrere alla violenza per rimettere il Paese sulla giusta strada». La percezione della violenza politica varia inoltre in base alla formulazione delle domande: se si chiede se «la violenza è spesso necessaria per creare cambiamenti sociali», i liberali sono più propensi a rispondere di sì, mentre se si chiede se «i veri patrioti americani potrebbero dover ricorrere alla violenza per salvare il Paese», il doppio dei sostenitori di Trump rispetto agli oppositori risponde affermativamente.

Quanto alla violenza reale, i dati mostrano che la maggior parte degli episodi violenti negli Stati Uniti è attribuibile a estremisti di destra. Secondo un’analisi del Center for Strategic and International Studies (CSIS), tra il 2015 e il 2023, il 73% degli attacchi terroristici sul suolo americano è stato compiuto da individui o gruppi di estrema destra, mentre solo il 27% è stato attribuito a estremisti di sinistra o islamici.

Nonostante ciò, la narrativa secondo cui la sinistra sarebbe più incline alla violenza politica continua a diffondersi, alimentata da accuse infondate e generalizzazioni. I fatti, invece, suggeriscono una realtà più complessa e sfaccettata.