Dieci anni dopo il suo ultimo film da regista, Diego Luna, attore messicano noto per ruoli come Cassian Andor in Andor e Javier Peña in Narcos: Messico, torna dietro la macchina da presa con Ashes (Ceniza en la boca), presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes 2024.
Luna non ha scelto la via del blockbuster o dell’effetto speciale per il suo ritorno alla regia. Ashes è invece un ritratto intimo e disturbante, costruito sull’understatement, il silenzio e l’oscurità. Il regista non mira a stupire, ma a porre domande profonde su compassione ed empatia, affidandosi a una narrazione essenziale e a interpreti di grande spessore.
Il film, tratto dal romanzo del 2022 di Brenda Navarro, si apre in una stanza buia in Messico. Isabel (Adriana Paz), madre di due figli, sveglia la figlia quattordicenne Lucila (Anna Díaz) e le annuncia: «Devo andare. Bada bene a tuo fratello, per favore». Attraverso la finestra, Lucila osserva la madre salire su un taxi e sparire dalla sua vita per otto anni. La ragione del suo abbandono non viene mai chiarita: il film preferisce esplorare le conseguenze dell’immigrazione piuttosto che spiegare le cause.
Lucila e il fratello Diego crescono senza di lei, fino a quando, anni dopo, la seguono a Madrid. Qui, Lucila lavora come baby-sitter per una donna esigente, costretta a lasciare il lavoro quando Diego, in preda a una crisi, aggredisce altri bambini a scuola. Il peso della responsabilità ricade interamente su di lei. Luna costruisce una narrazione minimalista e implacabile, affidando allo spettatore il compito di provare empatia per una protagonista schiacciata dal destino.
Le sequenze si susseguono senza filtri: Lucila osserva dal basso una poltrona che viene issata al piano superiore di un palazzo, simbolo tangibile di un’opportunità che le sfugge. Il regista alterna scene a Madrid e Barcellona, ma non lascia spazio all’ottimismo. Anche le rare fughe notturne per ballare con il fidanzato non bastano a cambiare il corso della sua vita.
Quando Diego, ormai adulto e problematico, bussa alla sua porta a Barcellona, il destino sembra già scritto. Luna adotta una regia lenta e distaccata, inquadrando le scene attraverso finestre e distanze. La colonna sonora è ridotta all’essenziale, ma il sound design è potente: il grido di Lucila, al ricevere una notizia devastante su Diego, si fonde con il rumore della città, trasformando il dolore in un’esperienza sensoriale.
Con Ashes, Diego Luna firma un’opera scomoda e necessaria, che non offre risposte facili ma invita a riflettere sul prezzo dell’abbandono e sulla fragilità umana. Un film che, come le ceneri del titolo, brucia lentamente nella memoria dello spettatore.