La scorsa settimana abbiamo analizzato le implicazioni sociali, accademiche ed economiche della paura dei giovani americani nei confronti dell'IA con un articolo intitolato "The kids aren't AI-right, Part 1". Oggi approfondiamo il tema della paura di non trovare lavoro, un fenomeno che va ben oltre le preoccupazioni per l'intelligenza artificiale.
Un mercato del lavoro sempre più inaccessibile
Secondo i dati Gallup del quarto trimestre 2023, solo il 20% dei giovani lavoratori ritiene che sia un buon momento per trovare un impiego di qualità. Una percentuale in netto calo rispetto al 62% registrato nel 2021, il picco massimo di ottimismo. Un crollo così repentino non ha precedenti nella storia recente.
Il mito del diploma universitario come garanzia
Per settant'anni, una laurea è stata considerata il percorso più sicuro verso una carriera stabile. Oggi, questa convinzione non regge più. Anzi, i giovani laureati tra i 22 e i 27 anni registrano un tasso di disoccupazione del 5,6%, superiore alla media nazionale del 4,2%. Un divario che, fino all'arrivo del COVID-19, era impensabile: i laureati avevano sempre tassi di disoccupazione inferiori alla media.
L'incertezza come principale nemico
Se l'IA viene spesso additata come la causa principale delle difficoltà occupazionali, le prove concrete scarseggiano. L'incertezza economica, politica e tecnologica sembra essere il vero motore di questa situazione.
Molti dirigenti aziendali, con cui abbiamo parlato negli ultimi mesi, confermano questa tendenza. Le preoccupazioni per l'economia, le tariffe doganali, la geopolitica e l'IA spingono le aziende a congelare le assunzioni e adottare un approccio attendista. Dopo i licenziamenti massicci durante la pandemia, molte imprese preferiscono non rischiare nuove assunzioni solo per poi doverle licenziare in seguito.
L'IA come scusa, non come causa
Le aziende temono che l'IA possa sostituire molti lavori di livello entry-level nel settore white-collar. Di conseguenza, hanno smesso di assumere per ruoli che solitamente venivano affidati a neolaureati. Non si tratta di un'implementazione reale dell'IA, ma di una paura preventiva che frena le assunzioni.
I segnali positivi che ingannano
Recenti dati di ZipRecruiter sembrano offrire qualche spiraglio di ottimismo: il 77% dei neolaureati ha trovato lavoro entro tre mesi dalla laurea, in aumento rispetto al 63% dell'anno scorso. Tuttavia, il 73% di questi giovani sta valutando lavori freelance o gig economy, e solo un quarto è sulla strada della carriera dei propri sogni.
«Potrebbe trattarsi di un lavoro in un fast food o di guidare per DoorDash», ha dichiarato Nicole Bachaud, economista di ZipRecruiter, al Wall Street Journal.
Il futuro: tra competenze e adattamento
I giovani non sono inermi, ma devono adeguare i propri percorsi di studio alle nuove esigenze del mercato e acquisire competenze in ambito IA. Solo così potranno affrontare un mercato del lavoro in rapida evoluzione.
Un problema destinato a crescere
Questa situazione non è solo un problema occupazionale, ma potrebbe trasformarsi in una questione politica di rilievo in vista delle elezioni del 2028. Le generazioni più giovani, sempre più insicure sul proprio futuro, potrebbero diventare un fattore determinante nella politica americana.