Trump perde la battaglia legale contro il Wall Street Journal
Un giudice federale della Florida ha respinto la richiesta di Donald Trump di avviare indagini per verificare se il Wall Street Journal abbia agito con "malizia effettiva" nel pubblicare una lettera legata a Jeffrey Epstein. La decisione, presa dal giudice Darrin Gayles del tribunale distrettuale del Sud della Florida, rappresenta un nuovo colpo per il presidente Trump nella sua battaglia legale contro il quotidiano.
La denuncia respinta e la richiesta di indagini
Nel luglio 2025, Trump aveva presentato una denuncia per diffamazione contro il Wall Street Journal, accusando il giornale di averlo collegato al condannato Jeffrey Epstein attraverso un articolo. Tuttavia, nell'aprile 2026, la corte ha respinto la denuncia senza pregiudizio, sostenendo che Trump non aveva fornito prove sufficienti per dimostrare che i giornalisti avessero agito con "malizia effettiva".
Non soddisfatto della decisione, Trump ha presentato una mozione per ottenere il permesso di avviare una fase di indagini limitate, chiedendo di approfondire come i giornalisti avrebbero agito con malizia, evitato la verità o verificato la lettera e la firma di Trump. Tuttavia, il giudice Gayles ha respinto anche questa richiesta, sottolineando che le indagini non possono essere utilizzate per costruire una causa quando la denuncia iniziale non è stata formulata correttamente.
Le motivazioni della corte: proteggere la libertà di stampa
Nella sua decisione, il giudice ha citato precedenti della Corte Suprema e del Corte d'Appello dell'Undicesimo Circuito, ricordando che la "malizia effettiva" è un requisito fondamentale nei casi di diffamazione che coinvolgono personaggi pubblici. Questo standard è stato introdotto per garantire che i giornalisti abbiano uno "spazio vitale" necessario per svolgere il loro lavoro senza il timore di cause legali costose e infondate.
"Le porte della scoperta giudiziale non si aprono per un querelante che si basa solo su conclusioni. La scoperta segue la presentazione di una denuncia ben formulata. Non è uno strumento per permettere al querelante, come il presidente Trump in questo caso, di costruire una causa quando la sua denuncia non ha delineato un reclamo valido."
La corte ha inoltre evidenziato che costringere i giornalisti a difendersi attraverso indagini costose potrebbe avere lo stesso effetto di un regime senza lo standard della "malizia effettiva", cioè limitare la libertà di stampa. Questo principio è stato ribadito in casi come Michel v. NYP Holdings, Inc. (2016) e New York Times v. Sullivan (1964).
Le conseguenze per la libertà di stampa
La decisione del giudice Gayles rafforza il principio secondo cui le indagini non possono essere utilizzate per colmare le lacune di una denuncia debole. Questo è particolarmente importante in un contesto in cui i personaggi pubblici potrebbero essere tentati di utilizzare cause legali per intimidire i giornalisti e limitare la loro capacità di informare il pubblico.
Gli avvocati che rappresentano il Wall Street Journal sono Amanda B. Levine, Katherine M. Bolger e Meenakshi Krishnan dello studio Davis Wright Tremaine LLP, insieme a Andrew J. Levander e Steven A. Engel di Dechert LLP. Per Trump, invece, hanno lavorato Eric Corey Edison, George S. LeMieux e Timothy John McGinn Jr. dello studio Gunster Yoakley Stewart, P.A.