I rendimenti dei titoli di Stato statunitensi hanno raggiunto i massimi annuali, esercitando una pressione senza precedenti sulla liquidità di Bitcoin. Secondo i dati ufficiali del 29 aprile, il rendimento del Treasury 10 anni si attestava al 4,42%, quello del 30 anni al 4,98% e quello del 5 anni al 4,05%. Oggi, i mercati mostrano una tendenza simile: il 10 anni si avvicina al 4,40%, il 30 anni al 5% e il 5 anni al 4,04%.
Parallelamente, il prezzo del petrolio continua a salire. Il Brent supera i 126 dollari al barile, il livello più alto dal 2022, dopo che fonti riportano la volontà dell’amministrazione Trump di mantenere il blocco all’Iran per diversi mesi. In questo contesto, Bitcoin scambia a circa 76.049 dollari, ben al di sotto del picco di ottobre 2025, mentre la capitalizzazione totale del mercato crypto si attesta a 2.540 miliardi di dollari, con una Bitcoin dominance del 59,9%.
Questi livelli pongono Bitcoin di fronte a una nuova sfida macroeconomica. Il vero dilemma è se il mercato dei tassi stia innalzando il costo del rischio più velocemente di quanto la domanda di criptovalute possa assorbirlo. Se il rendimento del 10 anni dovesse superare il 4,5%, il tetto immediato di Bitcoin potrebbe essere determinato non solo dalla domanda crypto, ma anche dal prezzo del petrolio, dall’offerta di Treasury, dai rendimenti reali e dalle operazioni di liquidità della Fed.
Il mercato si interroga: chi cede per primo?
La domanda chiave è semplice: se i bond continuano a vendere, Washington dovrà ridurre la pressione geopolitica sul petrolio o allentare i vincoli sui Treasury e sulla liquidità della Fed prima che Bitcoin possa recuperare l’appetito per il rischio?
I rendimenti dei Treasury come primo ostacolo
Il primo punto di pressione è rappresentato dalla curva dei Treasury nominali. Un rendimento del 10 anni intorno al 4,4% è già vicino al livello che, secondo un’analisi di CryptoSlate, potrebbe rendere più difficile il test dei 80.000 dollari per Bitcoin. Secondo lo studio pubblicato il 28 aprile, un breakout sopra il 4,35% e un avvicinamento al 4,6% potrebbero trasformare una nuova ondata di afflussi in un altro rally fallito al livello di resistenza.
I dati ufficiali del 29 aprile hanno confermato questo rischio: il 10 anni era al 4,42%, il 30 anni al 4,98% e il 5 anni al 4,05%. La parte lunga della curva è quella che maggiormente riflette il rischio duration, la pressione sui mutui, i multipli delle azioni e il tasso di sconto applicato agli asset con flussi di cassa incerti e distanti. Bitcoin, privo di cedole, dividendi o utili, dipende fortemente dalla liquidità, dall’appetito per il rischio, dalla domanda di scarsità, dall’accesso agli ETF e dalla domanda di bilancio. Quando i rendimenti dei Treasury salgono, questi fattori diventano meno attraenti.
Gli investitori possono ottenere quasi il 5% alla fine lunga della curva risk-free USA, mentre Bitcoin rimane al di sotto dei massimi di inizio anno. La situazione si fa ancora più critica se si considerano i rendimenti reali. Secondo i dati pubblicati dal Tesoro USA il 29 aprile, il rendimento reale del 10 anni era al 1,96% e quello del 30 anni al 2,71%. Questi livelli influenzano direttamente il trading di Bitcoin in questo regime macroeconomico.
«Bitcoin non offre cedole, dividendi o flussi di cassa certi. Il suo caso macro dipende fortemente dalla liquidità, dall’appetito per il rischio e dalla domanda di scarsità. Quando i rendimenti dei Treasury salgono, questi fattori perdono appeal rispetto agli asset tradizionali».