Mi considero vecchio. Non solo perché la mia playlist di corsa non include canzoni dopo il 2010, ma anche perché i miei jeans sono ancora tutti skinny. Eppure, nonostante tutto, ho finalmente ceduto a una tendenza che sta conquistando tutti: il birdwatching. Sì, proprio così. Ho passato una mattina a osservare gli uccelli nel parco, armato di binocolo e tanta curiosità.

Il birdwatching ha vissuto un vero e proprio boom durante la pandemia, e ora sembra che tutti i miei amici ne siano appassionati. Io, invece, ero sempre stato scettico. Le attività all’aria aperta che preferisco, come correre o andare in bici, richiedono movimento, non la pazienza di stare fermi a osservare. Eppure, ogni tanto mi capita di incrociare un uccello colorato o sconosciuto, e mi fermo a chiedermi di che specie si tratti. Ho provato a cercare informazioni online, ma senza mai approfondire davvero: un "che bello" e via, o in un caso, un’esperienza da campeggio che si è trasformata in un incubo quando ho scambiato il verso di un gufo barrato per un attacco di mostri.

La mia decisione di provare il birdwatching è nata dalla voglia di iniziare la giornata lontano da Slack e fogli di calcolo. Volevo respirare aria fresca, osservare alberi e acqua invece di uno schermo. Ho partecipato a una piccola escursione guidata da un esperto, che conosceva nomi, comportamenti e abitudini degli uccelli presenti a New York. Per me, che di birdwatching non sapevo nulla, era tutto nuovo: dove si posano, perché sono qui invece che altrove, dettagli che non avevo mai considerato prima.

Devo ammettere che non pensavo fosse un’attività che richiedesse competenze particolari. E invece, mi sono sbagliato. Ho scoperto che usare i binocoli non è così semplice come sembra: dopo anni di disuso, ho capito di essere terribile. Guardo un uccello a occhio nudo, poi alzo il binocolo e… non lo trovo più. Ho migliorato un po’ la tecnica nel corso della mattinata, ma è chiaro che è un’abilità da affinare.

Ho anche imparato che il birdwatching richiede una pazienza che forse non possiedo. Gli uccelli non si fermano ad aspettare che li osservi, e una volta individuati, non restano mai nello stesso posto. I più piccoli, poi, sono rapidissimi. Ho passato buona parte della mattina ad ascoltare gli altri del gruppo esultare per un uccello che io, invece, perdevo di vista in un attimo, trattenendo a stento un "dov’è andato?" da bambino viziato.

Nonostante le difficoltà, sono tornato a casa soddisfatto. Quando finalmente ho aperto gli occhi dopo una notte di sonno, non ho pensato subito al lavoro, ma a quella mattina trascorsa all’aria aperta. Forse, dopotutto, il birdwatching non è poi così male. E chissà, magari diventerà una nuova abitudine.