Alison Rand è una stratega, autrice e leader nel campo del design, specializzata nell’intersezione tra strategia progettuale, struttura organizzativa e operatività. Ex sviluppatrice, ha contribuito a gettare le basi delle prime pratiche UX in agenzie come Huge e Hot Studio. Oggi aiuta le organizzazioni a svelare complessità: come le persone lavorano, come circolano le decisioni e come la cultura si modella attraverso le strutture.

Attualmente sta conseguendo un master in Strategic Foresight presso l’Università di Houston, ha co-fondato Forty Fifty, una piattaforma sociale dedicata al benessere delle donne in fase di cambiamento, ed è autrice di Sentido, pubblicato da MIT Press. In un’intervista con Doreen Lorenzo, Rand esplora cosa significa guidare team creativi in sistemi non progettati per loro, sottolineando come l’avversità possa trasformarsi in un superpotere professionale. Parla di rappresentanza e lavoro emotivo come elementi centrali del design, e di come il pensiero sistemico e la visione strategica possano aiutare i designer a interagire con l’IA in modo più consapevole e responsabile.

Un percorso professionale tra casualità e scelta

Fast Company: Ci parli del suo percorso professionale? Quando ha capito di essere interessata al design?

Alison Rand: Il mio percorso è stato tutt’altro che lineare. Ho studiato storia dell’arte con l’obiettivo di diventare restauratrice di affreschi. Era il mio sogno. Ma al termine degli studi, mio padre mi disse: «Buon 4 luglio». E io pensai: «Oddio, devo trovare un lavoro». Ho iniziato come segretaria in IBM, finendo nel dipartimento intranet insieme a colleghi della mia età. È stato lì che ho scoperto il mondo del dot-com: ho imparato a programmare, diventando sviluppatrice front-end. Tuttavia, il mio background artistico è sempre rimasto fondamentale. Sono cresciuta con una profonda passione per la creatività.

Guardando indietro, mi rendo conto che ho inciampato in tante direzioni diverse, ma ho anche saputo cogliere le opportunità che mi si presentavano. Decisioni intenzionali, come approdare in Huge e scoprire l’user experience per la prima volta, o essere la prima dipendente di Hot Studio a New York e approfondire il human-centered design. La mia curiosità per le relazioni umane e le persone è sempre stata il motore invisibile delle mie scelte.

Sentido: un manifesto per la leadership consapevole

Sentido è una parola spagnola che racchiude più significati: senso, direzione, consapevolezza. Per me è sempre stata una bussola. Il libro è un mix tra racconto personale e guida per leader, focalizzato su come navigare sistemi non pensati per noi – una realtà che riguarda soprattutto le donne. Affronta temi come intuizione, identità e potere, mescolando manifesto femminista e riflessione sul lavoro emotivo alla guida di team creativi.

L’obiettivo di Sentido è raggiungere pensatori, operatori e creatori non convenzionali. La tesi centrale è che l’intelligenza organica – quella che nasce dall’esperienza e dalla sensibilità – è una risorsa sottovalutata, se non addirittura più preziosa dell’intelligenza accademica.

L’avversità come motore di crescita

Nel libro, Rand sottolinea come l’avversità possa plasmare una carriera. «Le sfide non sono solo ostacoli, ma opportunità per sviluppare una prospettiva unica», afferma. Questa visione si lega al suo approccio al design: un processo che deve includere empatia, rappresentanza e una profonda comprensione dei contesti umani.

Per Rand, il futuro del design non riguarda solo l’estetica o la funzionalità, ma la capacità di far sentire le persone viste – un principio che si applica tanto ai team interni quanto agli utenti finali. In un’era dominata dall’IA, la responsabilità dei designer è ancora più cruciale: devono bilanciare innovazione tecnologica e valori umani, assicurandosi che le soluzioni create siano inclusive, etiche e sostenibili.