La NASA sta lavorando senza sosta per riportare gli esseri umani sulla Luna entro il 2028 con il programma Artemis, una missione ambiziosa che richiede la perfetta sincronizzazione di numerosi elementi tecnologici e logistici. Tra questi, i lander sviluppati da partner privati come SpaceX e Blue Origin giocano un ruolo fondamentale.
Secondo i piani rivisti dell’agenzia spaziale, entrambi i lander verranno testati in orbita terrestre entro la fine del 2027, nell’ambito della missione Artemis 3. Tuttavia, la loro effettiva prontezza rimane incerta. Nonostante ciò, un importante passo avanti è stato compiuto: il prototipo Mark 1 del lander Blue Moon di Blue Origin ha recentemente superato una serie di valutazioni all’interno della camera a vuoto termico A del Johnson Space Center di Houston.
Questi test sono fondamentali per verificare la capacità del lander di resistere al vuoto dello spazio e alle drastiche escursioni termiche durante il volo. Il Mark 1, che si distingue come il più grande lander lunare mai costruito, non sarà impiegato nella missione Artemis 3 né trasporterà astronauti sulla superficie lunare. Il suo obiettivo è dimostrare la capacità di consegnare carichi utili al polo sud della Luna entro la fine di quest’anno, in vista di un lancio di prova senza equipaggio.
I dati raccolti dal Mark 1 saranno utilizzati per perfezionare il design del Mark 2, una versione ancora più avanzata che, in futuro, dovrebbe trasportare gli astronauti durante le missioni Artemis e contribuire a stabilire una presenza umana permanente sulla Luna, come dichiarato sul sito ufficiale di Blue Origin.
Tuttavia, la tabella di marcia di Blue Origin non è priva di ostacoli. Il razzo New Glenn, progettato per trasportare il lander Blue Moon in orbita, ha subito un grave fallimento lo scorso mese: un satellite di comunicazioni non è riuscito a raggiungere l’orbita prevista e ha dovuto essere distrutto. Fortunatamente, l’incidente non ha causato danni maggiori, ma ha sollevato dubbi sulla affidabilità del vettore e sulla sua capacità di trasportare in sicurezza il massiccio lander, alto oltre 8 metri, e il suo motore progettato per il vuoto spaziale.
Inizialmente, il Mark 1 avrebbe dovuto essere parte del lancio fallito, ma ora il suo destino rimane incerto. Anche il passaggio dal Mark 1 al Mark 2 rappresenta una sfida tecnica non indifferente: Blue Origin dovrà garantire la sicurezza degli astronauti durante tutte le fasi del volo.
La NASA, dal canto suo, mantiene un approccio flessibile. Sul suo sito ufficiale, l’agenzia ha dichiarato che la missione Artemis 3 testerà uno o entrambi i lander commerciali, lasciando aperta la possibilità che nessuno dei due venga effettivamente utilizzato. Nel frattempo, anche SpaceX, con il suo Starship, non ha ancora completato con successo un atterraggio controllato sulla Luna. L’ultima versione del razzo, denominata Version 3, è stata recentemente testata sulla rampa di lancio in vista del 12° volo sperimentale, ma il successo non è ancora garantito.