C’è una domanda che pongo a ogni ospite del mio podcast Inspired con Alexa von Tobel. La rivolgo verso la fine di ogni conversazione, dopo aver esplorato modelli di business, cambiamenti radicali e la fatica quotidiana di costruire qualcosa dal nulla. La domanda è semplice: qual è la frase o il mantra che ti accompagna?
Ho iniziato a farla per intuizione. Dopo anni come imprenditrice, aver lasciato Harvard Business School per lanciare LearnVest durante la crisi finanziaria del 2008, portarla alla crescita e poi alla vendita, e fondare Inspired Capital, ho capito che la mentalità non è un fattore secondario. È un elemento determinante. Le parole che ripetiamo a noi stessi plasmano le scelte, i rischi che corriamo e la velocità con cui ci rialziamo dopo un fallimento.
Ciò che non mi aspettavo era la costanza di questo schema. Dopo sette stagioni e oltre 300 interviste con alcuni dei fondatori e leader più ambiziosi al mondo, quasi tutti hanno una frase, una parola o un motto a cui si affidano, soprattutto nei momenti difficili. E la scienza spiega perché questo conta più di quanto pensiamo.
La scienza dietro l’autodialogo positivo
Da decenni, i ricercatori studiano l’autodialogo positivo e i risultati sono sorprendenti. Secondo lo psicologo Ethan Kross, chi pratica un dialogo interno intenzionale — soprattutto usando la seconda o terza persona (“Ce la puoi fare” invece di “Ce la faccio”) — mostra una regolazione emotiva migliore e una maggiore capacità di persistere sotto stress. Rivolgersi a se stessi con il proprio nome o in terza persona crea una distanza psicologica, permettendo di affrontare le difficoltà come se si stesse dando consigli a un caro amico. Non si tratta di slogan motivazionali vuoti, ma di scienza comportamentale con implicazioni concrete per chi guida team e aziende.
Quello che i fondatori hanno intuito per esperienza, i ricercatori lo hanno dimostrato empiricamente: la mente risponde alla ripetizione. Quando ci affidiamo alla stessa frase sotto pressione, stiamo allenando una scorciatoia neurale, un circuito mentale che si attiva automaticamente nei momenti critici.
Cosa si ripetono i fondatori di successo
Il mio mantra personale è: alzati, vestiti, presentati. Mi alzo presto per conquistare la mattina. Mi vesto perché il modo in cui mi presento a me stessa invia un segnale al mio cervello prima ancora che al mondo. E mi presento con il 150% di energia, intenzione e atteggiamento positivo — ogni giorno, indipendentemente da cosa sia successo il giorno prima. È un ritmo in tre fasi a cui torno costantemente. E quando non basta, ho un secondo motto: avanti e su. Perché a volte la cosa più potente che possiamo fare è semplicemente continuare.
May Habib, fondatrice e CEO di Writer, si affida a una singola parola: avanti.
«Nei giorni difficili, il mio cervello batte a quel ritmo. Avanti, avanti, avanti», mi ha raccontato. C’è qualcosa di quasi fisico nel modo in cui lo descrive: una cadenza, un battito, non solo un pensiero. La ripetizione, soprattutto sotto stress, trasforma i mantra consapevoli in qualcosa di più simile a un istinto.
Per chi guida un’azienda in un contesto di incertezza costante, un’ancora mentale automatica come questa diventa uno strumento indispensabile. Non si tratta di magia, ma di allenamento mentale.
Come applicare questa abitudine
- Scegli una frase semplice e ripetibile: deve essere facile da ricordare e da pronunciare nei momenti di stress.
- Usa la seconda o terza persona: dire «Ce la puoi fare» invece di «Ce la faccio» crea distanza psicologica e riduce l’ansia.
- Ripeti la frase sotto pressione: più la usi, più diventa un riflesso automatico.
- Trasforma il mantra in un rituale: associalo a un’azione quotidiana, come la mattina appena sveglio o prima di una riunione importante.
La scienza e l’esperienza dei grandi performer convergono su un punto: le parole che scegliamo di ripetere a noi stessi non sono solo frasi vuote. Sono leve che attivano la nostra resilienza, la nostra determinazione e, in ultima analisi, il nostro successo.