L'IA compromette le capacità cognitive anche in breve tempo

L'intelligenza artificiale, nonostante i suoi vantaggi, potrebbe rappresentare un rischio per le capacità cognitive umane già dopo pochi minuti di utilizzo. Secondo uno studio condotto da ricercatori delle università di Carnegie Mellon, Oxford, MIT e UCLA, sessioni di appena 10 minuti con un assistente AI possono compromettere le prestazioni cerebrali.

Lo studio: metodologia e risultati

I ricercatori hanno sottoposto i partecipanti a una serie di problemi matematici basati su frazioni. Metà del gruppo ha dovuto risolverli in autonomia, mentre l'altra metà ha potuto utilizzare un assistente AI basato su GPT-5 di OpenAI. Tuttavia, per gli ultimi tre problemi, l'accesso all'IA è stato improvvisamente revocato.

I risultati hanno mostrato che, inizialmente, il gruppo con accesso all'IA ha ottenuto tassi di risoluzione più elevati. Tuttavia, una volta rimosso l'accesso, le prestazioni sono crollate: il gruppo assistito ha registrato un calo del 20% rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, i partecipanti hanno abbandonato i problemi con una frequenza doppia rispetto al gruppo senza AI.

Un secondo esperimento conferma i dati

Per verificare se il fenomeno fosse limitato alla matematica, i ricercatori hanno ripetuto l'esperimento con un test di comprensione della lettura. Anche in questo caso, i risultati sono stati simili: l'accesso all'IA non ha fornito alcun vantaggio iniziale, e il calo delle prestazioni è stato evidente una volta revocato l'accesso.

Come si usa l'IA fa la differenza

Non tutti i modi di utilizzare l'IA hanno lo stesso impatto sulle capacità cognitive. Lo studio ha evidenziato che chi chiedeva all'IA soluzioni dirette ha subito il maggiore calo nelle prestazioni e un aumento delle risposte saltate. Il 61% dei partecipanti ha ammesso di aver richiesto all'IA risposte dirette.

Al contrario, chi ha utilizzato l'IA solo per suggerimenti o chiarimenti non ha subito un peggioramento delle prestazioni, mantenendosi al livello del gruppo di controllo. Questo suggerisce che la dipendenza totale dall'IA è ciò che danneggia le capacità di problem-solving, non l'IA stessa.

«Non tutti i modi di utilizzare l'IA sono dannosi per la cognizione. È la totale dipendenza dall'assistenza AI che compromette la capacità umana di risolvere problemi.»

Confronti con ricerche precedenti

I risultati dello studio sono in linea con altre ricerche che collegano l'uso dell'IA a un declino cognitivo. Uno studio del MIT ha rilevato che, durante la stesura di un saggio, chi lavorava in autonomia mostrava una maggiore connettività cerebrale rispetto a chi utilizzava modelli linguistici avanzati (LLM). Questi ultimi hanno registrato prestazioni inferiori sia a livello neurale che linguistico e comportamentale nel corso di un esperimento durato quattro mesi.

Anche in ambiti professionali come il lavoro di conoscenza e la medicina, chi si affida all'IA per svolgere compiti risulta meno capace di svolgerli autonomamente una volta rimosso l'accesso all'IA.

Conclusioni e implicazioni

Lo studio sottolinea l'importanza di un uso equilibrato dell'IA, evitando una dipendenza totale. L'IA può essere uno strumento utile, ma il suo utilizzo deve essere gestito con consapevolezza per non compromettere le capacità cognitive umane. I ricercatori invitano a riflettere su come integrare l'IA nei processi di apprendimento e lavoro senza ridurre le competenze individuali.